Si terrà sabato 2 aprile, alle ore 9.45 presso la Sala Stella Maris di Savona, l’evento “La Savona degli Inglesi”. L’incontro, su un aspetto poco conosciuto della città, è organizzato dal Bailliage di Savona dell’Ordre des Chevaliers Bretvins della cui missione – non solo di Confraternita “bacchica” ma anche di Associazione per lo scambio culturale e folclorico – parlerà il Baillì, Eraldo Caruggi, abbigliato con il costume della tradizione bretone dell’Ordre, così come gli Chevaliers e le Dames presenti,.

L’Ordre è organizzato con i suoi Bailiages in diversi Paesi europei e, da tanti anni e con forti delegazioni, in tutta la Gran Bretagna e, in particolare, in Inghilterra.
Da 12 anni è presente anche a Savona.
Della Savona che ospitò tra la fine dell’Ottocento e la Seconda Guerra Mondiale una piccola colonia inglese, attiva soprattutto nel settore marittimo e portuale, parlerà Alessandro Bartoli. A Savona dal 1856 esisteva un vice consolato inglese, una missione per marinai inglesi e una piccola cappella anglicana dedicata a San Giorgio in Via Chiodo. Tra i suoi rappresentanti più interessanti vi fu l’ingegnere navale Charles de Grave Sells, primo presidente del Genoa nel 1893. Il poeta romantico William Wordsworth, traduttore dei versi di Chiabrera in Gran Bretagna, venne a Savona per cercare la sua antica tomba abbandonata nel Convento di San Giacomo. Nel 1917 la cittadinanza savonese ed il sindaco Becchi si mobilitarono per soccorrere i naufraghi del Transylvania, affondato da un u-boat tedesco al largo di Bergeggi. Clarence Bicknell, illustre Archeologo e Botanico, fondatore dell’omonimo Museo di Bordighera, colpito per l’amicizia e slancio verso i naufraghi inglesi, definì Savona città dal vento freddo ma dal cuore caldo.
Sono solo alcuni aspetti degli antichi legami tra Savona e la Gran Bretagna descritti da Alessandro Bartoli nel suo libriccino “La Savona degli Inglesi”.
Ma quali erano le caratteristiche della città di Savona e del suo comprensorio che ospitavano la comunità inglese?
Ne parlerà Sergio Tortarolo evidenziando come, in quegli anni, Savona fosse una città in piena espansione demografica e che aveva fatto la scelta dell’industria.
Aveva tre teatri; alcune delle migliori opere edilizie (prevalentemente liberty) sono di quel periodo; aveva una ricca e vivace pubblicistica; era capace di progetti originali ed audaci (Funivie,tranvia per Vado). L’arte, il futurismo in particolare, vi erano di casa.
La sua classe dirigente continuava anche dopo Corsi e Giuria a progettare in grande e a pensare, programmare; il Comitato per il Canale Navigabile fra Savona e il Piemonte continuò ad essere operativo sotto la presidenza di Boselli fino al 1917.
Era l’eco, sottotraccia, del grande spirito razionalista e della grande stagione di Chabrol.
E, in quegli anni, proprio a Savona cresceva l’interesse per il foot-ball di cui parlerà Franco Astengo. Correva, infatti, la primavera del 1893 (il Genoa Cricket and Athletic Club non era ancora stato fondato). Il calcio in Italia, in maniera organizzata, si giocava soltanto a Torino grazie all’impulso del commerciante Bosio, che aveva raccolto un gruppo di svizzeri e inglesi che al loro paese si erano già cimentati con la palla rotonda ed alcuni nobili come il Duca degli Abruzzi, il conte Ferrero di Ventimiglia, il conte Nasi.
Ebbene questa stravagante compagnia decise di organizzare, proprio a Savona, una partita internazionale, sfidando una rappresentanza di marinai inglesi imbarcati su piroscafi in quel momento fermi nei porti di Genova e Savona.
Nel corso dell’incontro brevi interventi con Cornamusa scozzese di Elio Ghelli, cultore di storia inglese. L’Assessosre a Cultura e Turismo, Nicoletta Negro, porterà il saluto dell’Amministrazione comunale.





