Misteri di Liguria

Antiche pietre “aliene” e Il mistero del volto di Borzone

A Borzonasca, nell’entroterra genovese, tra i boschi e i torrenti dell’alta Valle Sturla si trova la località Pietra Borghese, dove, nei pressi del rifugio Monte Aione, resiste un enigma poco noto che ha per protagonista una grossa roccia, simile a prima vista per forma e dimensioni ad uno dei numerosi Menhir nei quali non è insolito imbattersi in Liguria, ma che presenta un aspetto unico nel suo genere, avvicinandosi con una bussola infatti, l’ago di quest’ultima devia in modo deciso.

La teoria fino ad ora più accreditata indica nella formazione geologica il grosso frammento di un meteorite, ipotesi avvalorata dal forte magnetismo che la caratterizza, ma non è tutto, ad un esame più approfondito si può notare come la superficie del masso sia ricoperta da strani graffiti che rappresenterebbero simboli la cui natura e significato rimangono ad oggi sconosciuti.

La tradizione indicherebbe poi, in quella pietra, l’accesso ad un tunnel sotterraneo che condurrebbe nelle profondità della terra ma che, come spesso accade, nessuno è fino ad ora riuscito a portare alla luce.

Per chi desiderasse trascorrere una giornata da quelle parti, inoltre, a circa sei chilometri da Borzonasca è possibile apprezzare una delle opere più imponenti ed enigmatiche della Liguria, raggiungendo i boschi che circondano le Rocche di Borzone ci si trova infatti al cospetto del cosiddetto “volto Megalitico di Borzone”, una antichissima ed imponente scultura rupestre che misura circa sette metri di altezza per quattro di larghezza e raffigurerebbe secondo alcune teorie, il viso di uno dei monaci Benedettini della vicina Abbazia di Sant’Andrea per l’avvenuta cristianizzazione della vallata.

A supporto di tale ipotesi vi sarebbe anche una curiosa leggenda, secondo la quale: «gli abitanti della valle usavano radunarsi una volta all’anno al cospetto della scultura per venerare e ringraziare il Signore, ma quando i Frati si allontanarono dal monastero anche la tradizione decadde e il volto fu dimenticato», per essere riscoperto soltanto nel 1965 durante il sopralluogo da parte di alcuni addetti del comune di Borzonasca per la costruzione della nuova strada carrozzabile. La studiosa Francesca Vulpani scrive in merito:

«Attualmente le ipotesi sulla sua creazione sono ancora controverse, ma si tende a far risalire la scultura a un tempo molto più antico, in particolare al Paleolitico superiore, che data l’incisione rupestre tra il 20.000 e il 12.000 a.C. C’è incertezza anche su alcuni particolari della raffigurazione, per esempio ci si chiede se, come appare, il volto sia incorniciato da capelli e una sorta di copricapo, e se sia un uomo o una donna. Se infatti il volto risalisse al Paleolitico, si tratterebbe molto probabilmente di una divinità, che potrebbe essere tanto maschile quanto femminile, se fosse stato opera di una società matriarcale. Uno studioso ha ipotizzato inoltre che il retro della scultura, coperto dalla fitta vegetazione, potrebbe celare un’altra immagine, dato che il bifrontismo è frequente nelle sculture antropomorfe del Paleolitico.

In attesa che il volto venga studiato a fondo da esperti, resta il mistero ad avvolgere la realizzazione e il significato della scultura, che sembra vigilare dall’alto sulla vallata del Penna e sulle antiche vie di comunicazione che collegavano il Tigullio alla Pianura Padana».

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