Misteri di Liguria

Leon Pancaldo e la leggenda dei Fuochi di Sant’Elmo

La leggenda di cui ci occupiamo oggi ha come protagonista il navigatore Leon Pancaldo che nel novembre del 1520 stava attraversando lo stretto di Magellano. Originario di Savona, Leon (o Leone) aveva lasciato a casa ad attenderlo la moglie Silvia De Romana. Una sera, durante la navigazione, assalito da nostalgia e tristezza per la lontananza della sua amata, affidò il timone al suo secondo e si ritirò sotto coperta a riposare. Sognò la propria nave colta da una forte tempesta, in balia dei flutti e prossima al naufragio, vide i famosi fuochi di S’Elmo posarsi accanto all’albero maestro.

Secondo la tradizione infatti, quelle magiche luci erano l’invito del santo ai marinai affinché si preparassero da buoni cristiani alla morte ormai prossima. Il naufragio era imminente se i fuochi scendevano dall’alto fino a raggiungere la coperta. Leone in sogno li vide invece risalire dalla coperta e correre velocissimi sul mare fino a raggiungere la Torre di S.Elmo a Savona. Là c’era Silvia che avvolta dalle fiamme chiedeva disperata il suo aiuto. Leone la chiamò svegliandosi di soprassalto; il sogno si ripeté nei giorni seguenti destando nel navigatore grande apprensione. Trascorsero i mesi e Leone non poteva immaginare ciò che nel frattempo era accaduto a Savona. Silvia abitava non lontano dalla fortezza del Priamar, nei pressi di S’Elmo, accanto al vecchio arsenale dismesso che però conteneva ancora una certa quantità di materiale infiammabile.

Era una zona mal frequentata e una sera vi capitarono Michele Solaro, un noto mercante di schiavi in Africa, due suoi compagni d’avventura, Brancaleone e Ludovico ed altri che, reduci da una rapina in casa di tale Pietro Saluzzo, completamente ubriachi, tentarono di penetrare anche nella Chiesa di Santa Caterina per rubare ma, poiché era buio, appiccarono involontariamente un incendio ed in breve rimasero imprigionati nella chiesa stessa. Il crepitio del fuoco, nel frattempo aveva svegliato gli abitanti della zona tra i quali la stessa Silvia che si destò accorgendosi spaventata che la sua abitazione era già avvolta dalle fiamme, pronunciò il nome di Leone e, in quell’istante, un tale di nome Giovanni, udendola, corse in suo aiuto. L’uomo, che quella sera era stato uno dei responsabili del rogo, da piccolo era stato salvato da Leone, unico ad aiutarlo mentre stava per annegare. Prese dunque una scala ed incurante del fuoco la appoggiò alla casa, salì, sfondò la finestra e, avvolgendola in una coperta, trasse in salvo Silvia portandola dai guardiani della Torre di S’Elmo che accorsero in loro aiuto. Da quel giorno Giovanni cambiò vita dedicandosi ad opere di bene.

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