Cerere è la roccia più massiccia della principale fascia di asteroidi del Sistema Solare tanto da essere considerato per quasi mezzo secolo un vero e proprio pianeta.

Ma non solo…
Nella religione romana Cerere era una divinità materna della terra e della fertilità, nume tutelare dei raccolti, ma anche dea della nascita, poiché tutti i fiori, la frutta e gli esseri viventi erano ritenuti suoi doni, tant’è che si pensava che avesse insegnato agli uomini la coltivazione dei campi.
Per questo veniva solitamente rappresentata come una matrona severa e maestosa, ma allo stesso tempo bella e affabile, con una corona di spighe sul capo, una fiaccola in una mano e un canestro ricolmo di grano e di frutta nell’altra. Il flamine (sacerdote) cereale presiedeva il suo culto. Sorella di Vesta, Giunone, Plutone, Nettuno e Giove, e figlia di Saturno e Opi.
La sua figlia più conosciuta è Prosèrpina, versione romana della dea greca Persefone, il suo nome potrebbe derivare dalla parola latina proserpere (emergere) a significare la crescita del grano.
Infatti, in origine, fu senza dubbio anch’essa come la madre una dea agreste. In taluni casi viene anche identificata con la dea Libera.
Le tradizioni alla base delle origini di Cerere ci consentono di scoprire anche quelle probabili del nome di una piccola e molto nota località costiera in provincia di Savona, Ceriale, quì, infatti, si trovava un tempio romano dedicato proprio alla dea dell’agricoltura ed esisteva addirittura una festività detta Cerialia.
E’ pertanto molto probabile che il toponimo del posto sia effettivamente legato alla dea in questione, anche se, nel caso di Ceriale, esiste almeno una seconda possibilità a cui far risalire l’origine del suo nome che ci riporta ancora una volta al periodo romano e a due consoli dell’Impero che sarebbero stati inviati a svolgere le loro attività proprio in quest’area, si tratta di Onicius Cerialis e Quinto Petilio Cerialis.
Ma non è tutto…
Trovandosi a passeggiare per le antiche strade di Ceriale, è possibile, osservando i balconi di alcune abitazioni, notare esposta su buona parte di essi una pianta di basilico, certo sappiamo quanto il basilico sia un vero e proprio simbolo della Liguria, pertanto ritrovarlo appoggiato sui davanzali delle case potrebbe non significare nulla di particolarmente strano o straordinario, ma nel caso del piccolo borgo ponentino il motivo che si trova all’origine della frequente esposizione delle piantine è molto più intrigante.
Tutto nasce da un’antica leggenda che ruota ancora intorno ad una delle numerose incursioni saracene nel territorio che si verificò nel 1637 quando Ben Kaled, detto “il rinnegato di Algeri”, durante una delle scorribande nell’area notò e si invaghì della giovane più bella del villaggio che, tuttavia, lo rifiutò, costringendolo a tornare in patria così solo com’era giunto.
Arrabbiato ed incapace di accettare il rifiuto però, l’invasore turco organizzò una nuova sanguinosa spedizione verso la città durante la quale persero la vita molti abitanti ed altrettanti saraceni tra cui anche il focoso pretendente che morì con la testa spaccata da un vaso di basilico lanciatogli contro dalla stessa fanciulla attraverso una piccola finestra.
Da allora e per questo motivo, molti davanzali delle finestre di Ceriale ospitano una piantina di basilico…






