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Bombardier. Nulla di fatto dal vertice romano. Ancora impasse sul futuro

Vado Ligure. Nulla di fatto  oggi al ministero dello Sviluppo a Roma per il tavolo legato alle sorti dello stabilimento Bombardier. Dopo due rinvii a luglio e l’8 settembre, si sono trovati di fronte il viceministro Teresa Bellanova, i sindacati, l’azienda e la Rsu, oltre al funzionario del dicastero delegato alle vertenze Castano. Dai colloqui duranti almeno un paio d’ore (sono cominciati alle 13 per concludersi alle 15) è emerso un panorama ancora incerto e bloccato. Intanto  si conoscerà solo a fine ottobre il nome dell’aggiudicatario della commessa per due lotti da 60 locomotori l’uno indetta da Mercitalia, ex Cargo del gruppo ferrovie dello Stato.
Anche la collaborazione con Hitachi per la realizzazione delle carrozze di testa dei treni regionali è per il momento ancora sulla carta e non è stata quindi definita. Un nuovo vertice dovrebbe quindi tenersi entro la fine del mese prossimo e martedì i sindacati e la Rsu riferiranno ai lavoratori in una assemblea che si terrà nello stabilimento di Vado Ligure. Molto preoccupato per l’ulteriore rinvio di una definizione certa sul futuro del sito vadese è il segretario Fiom provinciale Andrea Mandraccia: “Al momento il quadro non è peggiorato per fortuna ma la situazione rimane in impasse a due mesi dalla scadenza a fine novembre della cassa integrazione straordinaria per 370 persone.
Il 31 luglio peraltro sono scaduti anche i termini per la mobilità volontaria e c’è il rischio serio che l’azienda decida dei licenziamenti di propria iniziativa. Ovviamente noi stiamo facendo azione di persuasione sui vertici perché non ci siano iniziative del genere almeno fino a quando la situazione non evolverà in una qualche direzione”. Rimbalzano intanto da settimane anche notizie di un possibile passaggio di mano di Bombardier Transportation al gruppo Siemens. O si parla in alternativa di una collaborazione stretta tra i due gruppi. “Per noi – spiega Mandraccia – non sarebbe necessariamente una buona notizia anche perché fino ad oggi Siemens che investe il 3% di tutto il suo fatturato sul ferroviario non ha mai detto di volere uno stabilimento suo in Italia e non vorremmo che anche nel caso arrivasse questo colosso comunque molto solido, non cambiasse la politica dei tagli. ciò che ci interessa ora è salvare un sito storico di produzione, quello di Vado Ligure”.

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