Gino Bartali non è stato solo un ciclista indimenticabile: nell’ultimo periodo della seconda guerra mondiale, si rese artefice del salvataggio di centinaia di ebrei.

Il fatto emerse solo diversi anni dopo, perché Bartali sosteneva: “Il bene si fa ma non si dice”.
E non solo. “L’autunno del ’43 è stato uno dei momenti più terribili della guerra. Bartali iniziò a trasportare documenti falsi da Assisi, dove c’era una stamperia clandestina, al vescovo di Firenze che poi li distribuiva agli ebrei per farli espatriare – conferma Simone Dini Gandini, autore di La bicicletta di Bartali -. Percorreva 185 chilometri avanti e indietro in un solo giorno: se fosse stato scoperto sarebbe andato incontro alla fucilazione E tutto ciò per salvare delle vite, probabilmente più di 800”.
Nel 2006 è stata conferita alla memoria di Gino Bartali, dal Presidente della Repubblica di allora Ciampi, la Medaglia d’oro al valore civile e nel 2013 gli è stata assegnata dallo Stato di Israele l’importantissima onorificenza di Giusto fra le Nazioni.
Chissà se anche nel percorrere quelle strade, mettendo a repentaglio la sua vita, quante volte disse il proverbiale: “l’è tutto da rifare…”.




