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Lorenzini deplora la chiusura del museo archeologico e noi ci permettiamo di spiegare alla brava sindaca Caprioglio perché, questa volta, ha fatto un errore grave e, forse, anche pericoloso

Oggi Sandro Lorenzini, un grande artista savonese, conosciuto in tutto il mondo, ha scritto una cosa molto bella e importante. S’intitola In morte di un museo.
E noi di Sherwood, senza chiedergli il permesso, abbiamo deciso di riprodurla, parola per parola:

Immaginate una città medievale, ricca, operosa, con i suoi traffici, la sua flotta, i suoi mestieri.
Immaginatela su una rocca, alta sul mare, con le sue torri, i palazzi, le chiese, la sua cattedrale.
Immaginate di vederla arrivando dal mare in un giorno di sole: sventolio di bandiere e vessilli in cima alle torri e colori e stendardi.
Immaginate di udire festoso il suono delle campane delle sue molte chiese, della sua cattedrale, dei suoi oratori.
Immaginatelo solo, perché, da cinque secoli ormai, quella città non c’è più.
Immaginate che un giorno un nemico sia giunto, col ferro e col fuoco, dalla terra e dal mare e l’abbia distrutta.
Immaginate che i suoi cittadini siano stati costretti, da schiavi, a demolire le torri e le chiese e le case e con quelle pietre riempire le navi, e affondarle nel porto, e con quelle pietre, milioni, costruire un baluardo, un’immane fortezza.
Immaginate adesso che quei cittadini espugnati, vinti, umiliati, e i loro nipoti, nel tempo abbiano tramandato e sofferto il ricordo bruciante di quella disfatta.
Immaginate la voglia di ricordare, di sapere com’era una volta la loro città’, di poter essere fieri delle proprie radici.
Immaginate che un giorno si sia cominciato a scavare fra le pietre in cima alla rocca e intorno al baluardo, con passione e pazienza, per molti decenni.
Immaginate che,giorno per giorno, l’antica città,attraverso le cose trovate e studiate, abbia svelato se stessa, si sia mostrata di nuovo, si sia raccontata.
Immaginate che tutti i reperti e le storie svelate siano state raccolte con cura paziente e ordinate, e si sia fatto un museo proprio lì, sulla rocca che aveva sancito la fine di tutto.
Immaginate che in quel museo i pronipoti di quei cittadini sconfitti abbiano riconosciuto la memoria degli avi, le radici sacre, la storia, l’orgoglio e la dignità della loro città.

Tutto questo immaginatelo solo, perché da oggi, il giorno dei morti, quel museo non c’è più.
È morto anche lui.

 
Fin qui Lorenzini. Ora tocca a noi.
La scorsa amministrazione – quella capeggiata da Federico Berruti e con la giovane Elisa Di Padova assessore alla cultura – aveva fatto notevoli pasticci sul museo archeologico di Savona. Ma poi, in un modo o nell’altro, era corsa ai ripari.
Ora l’amministrazione di Ilaria Caprioglio (che assomma nella sua persona anche la carica di assessore alla cultura) decide di chiuderlo.
Costa – la meravigliosa raccolta messa insieme da Carlo Varaldo sulla spinta del mai dimenticato Nino Lamboglia, e amorevolmente accudita da Rita Lavagna – poco meno di sessantamila euro all’anno.
Secondo i conti di Lorenzini, fanno un euro ad abitante. Forse un po’ meno.
Siamo stati, in questi mesi, molto attenti al lavoro della sindaca, che abbiamo spesso apprezzato.
Ma stavolta non si può.
Ilaria Caprioglio non è solo una sindaca, ma è anche – e forse soprattutto – un’intellettuale, impegnata con vigore e credibilità nel sociale. Ha scritto e scrive libri importanti. Sempre dalla parte dei più giovani e degli indifesi. Uno, sul bullismo telematico, verrà presentato tra non molto.
Stupisce che Ilaria abbia ceduto ai calcoli del suo assessore al bilancio o, peggio, di qualche oscuro burocrate.
Stupisce, perché chiudere il museo non è un buon investimento per il futuro di questa città.
Anni fa, un assessore alla cultura di una città complicata e piccola come la nostra, ci disse: “Ogni euro che risparmiamo oggi in cultura lo spenderemo decuplicato, tra qualche anno, in servizi sociali”.
Gentile sindaca, ci ripensi!
Lo faccia per i savonesi di oggi e, soprattutto, per quelli di domani. Lo faccia per Lorenzini e per tutti i cittadini sensibili che sono turbati dalla notizia. Lo faccia per Carlo Varaldo e per Rita Lavagna e per la memoria di Nino Lamboglia. E lo faccia anche per me, che sono un vecchio frate che ne ha viste tante ma che sa – avendo il dono della fede – che tutto è possibile.
Anche se qualche grigio ragioniere le dirà che i conti non tornano.
Diffidi sempre dei ragionieri, gentile sindaca. Sempre.
E’ l’unico sommesso consiglio che noi di Sherwood ci sentiamo di darle.
 
 
 

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