Conclusa la seconda guerra mondiale, l’Italia che entra nel 1948 con la nuova Costituzione repubblicana, è un un paese spaccato. La rivalità non è più quella fra repubblichini e partigiani bensì una rivalità più “politica” e moderna che riflette al suo interno due visioni del mondo contrapposte.
Le prime elezioni politiche della nostra storia repubblicana si tengono il 18 marzo 1948, fra le pressioni delle nuove superpotenze statunitensi e sovietiche, ed una tensione sempre più crescente. Minacce di scomuniche e toni apocalittici, con una chiara scelta di campo a favore della DC da parte di Pio XII, segnano un avvicinamento al voto teso come non mai.
I risultati elettorali segnano una schiacciante vittoria della DC che ottiene il 48,5% dei suffragi a fronte del 31% raccolto dal Fronte: Alcide De Gasperi viene di conseguenza nominato capo del Governo. Tuttavia, forti inquietudini continuano a serpeggiare per il paese, esplodendo drammaticamente alle 11.30 del 14 luglio, quando Antonio Pallante, un giovane siciliano legato ad ambienti dell’estrema destra, attenta alla vita di Togliatti in piazza Montecitorio a Roma ferendolo gravemente. In diverse zone industriali scoppiano tumulti e rivolte, saltano le comunicazioni radio, la CGIL proclama lo sciopero generale e il ministro dell’Interno Mario Scelba ordina repressioni spesso sanguinose nei confronti delle manifestazioni non autorizzate. Sono giorni di altissima tensione. L’Italia è sull’orlo della guerra civile.
Ma cosa c’entra Gino Bartali con tutto questo?
La delegazione italiana che a fine giugno 1948 si presenta in Francia per prendere parte al Tour è priva di due atleti che sarebbero stati sicuramente fra i favoriti: Fausto Coppi e Fiorenzo Magni. La squadra diretta da Alfredo Binda punta tutto su un Bartali già trentaquattrenne, che ben pochi considerano in grado di ripetere l’impresa di dieci anni prima. La corsa scatta il 30 giugno e il traguardo di Trouville premia sorprendentemente proprio Bartali, abilissimo nell’imporsi allo sprint sul belga Schotte e sul francese Teisseire. Le tappe successive vedono emergere lo strapotere di Bobet. E, nonostante Bartali riesca ad imporsi a Lourdes e Tolosa, belgi e francesi attaccano a ripetizione per mettere definitivamente fuori gioco l’atleta azzurro che difatti il 13 luglio, praticamente a metà Tour, si ritrova con 21′ di ritardo da Bobet.
La sera del 14 luglio il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi telefona ai corridori italiani, pregando Bartali di vincere “perchè qua c’è una grande confusione”. Le Alpi sono ormai prossime e il toscano vuole vincere, deve vincere, sia per se stesso, sia per cercare di distrarre e placare i roventi animi degli italiani.
Il giorno successivo la carovana si muove da Cannes verso Briançon, ad un passo dal confine con l’Italia. Il Col d’Izoard è un’ascesa di 16 km al 6,9%, che scollina a 2361 metri. Sui tornanti di questa salita durissima, destinata ad entrare nella leggenda del ciclismo, l’atleta toscano saluta tutti e se ne va via, con una serie di micidiali scatti che fanno il vuoto alle sue spalle. All’arrivo, il capitano della squadra italiana precede di 6’18” Alberic Schotte. Questa impresa davvero epica emoziona il popolo italiano, ora più che mai con le orecchie attaccate alle radio per esaltarsi alle gesta di questo grande campione. Bartali si ripete il giorno dopo sul mitico Galibier conquistando la maglia gialla. L’Italia è in estasi per queste imprese, lo stesso Togliatti si compiace per quanto sta accadendo al Tour, e questi trionfi sportivi, unitamente ai ripetuti inviti alla calma da parte dei leader politici, creano un particolare mix che permette al nostro paese di uscire gradualmente da una situazione drammatica: niente rivoluzione, niente guerra civile, si fermano anche i ferocissimi scontri di piazza, ritornando passo dopo passo alla normalità.
Quando il 25 luglio Bartali sale sul podio parigino, la situazione nel nostro paese si è definitivamente placata. Cavalcando con maestria la sua Legnano, è riuscito in un’impresa entrata di diritto nella leggenda sportiva, oltre ad aver contribuito in modo decisivo a rasserenare una situazione sociale davvero inquietante. L’Italia era ad un passo dal baratro, e Bartali la salvò pedalando.



