Attualità

Coldiretti, caro energia: necessario adottare forme di riscaldamento alternative

Con una crisi energetica sempre più opprimente e l’aumento esponenziale dei prezzi del gas, diventa più che mai evidente la necessità di adottare forme di riscaldamento alternative, fino a non molto tempo addietro spesso considerate vetuste e scomode ma che, in questo particolare momento storico, potrebbero davvero salvarci l’inverno. Stiamo parlando della filiera del legno, la stessa che già alla fine del 2021 è finita sotto i riflettori della cronaca locale per il raddoppio delle imprese ad essa legate.

In Liguria la filiera del legno dà lavoro a oltre un migliaio di persone. Un dato significativo, che rispecchia una caratteristica spesso dimenticata della nostra regione: la Liguria, infatti, con i suoi quasi 400mila ettari di boschi, è la regione italiana a più elevato indice di boscosità. Una filiera del legno importante, che conta al proprio interno circa 900 aziende, la maggior parte delle quali allocate nell’entroterra savonese, in Val Bormida e in Valle Erro. Va da sé, dunque, che la selvicoltura e il conseguente utilizzo a fini produttivi delle foreste potrebbero oggi divenire un vero e proprio traino per lo sviluppo sostenibile delle aree rurali della nostra regione, nonché un’ottima alternativa per al gas per quel che concerne i riscaldamenti.

“I nostri boschi – spiegano Gianluca Boeri, Presidente di Coldiretti Liguria, e Bruno Rivarossa, Delegato Confederale – rappresentano una risorsa fondamentale per l’intera Liguria. La selvicoltura ligure, con i suoi quasi 400mila ettari di terreno boschivo (vale a dire il 73,34% del territorio regionale), deve essere efficientata, rafforzata e valorizzata al meglio, soprattutto nelle aree collinari e montane della nostra regione, il cui spopolamento è ormai, ahinoi, tristemente noto. I boschi, però, potrebbero rappresentare un buon modo per contrastare anche il saldo demografico critico e il progressivo depopolamento dei nostri entroterra, ricreando opportunità e occasioni concrete anche per i giovani, per farli restare o tornare nelle aree interne della nostra regione. Dove la selvicoltura è sviluppata e ben radicata, sia l’economia che la demografia delle aree interessate vivono una nuova primavera. Dobbiamo darle spazio, per creare non solo più ricchezza e occupazione, ma anche per contrastare in modo efficace la crisi energetica, il cambiamento climatico e il dissesto idrogeologico”.

Nei giorni scorsi il Ministero della Transizione Ecologica ha firmato un decreto che, secondo le stime, quest’inverno permetterà di risparmiare fino a 260 euro a famiglia per il riscaldamento. Per la nostra regione (al cui interno sono comprese tre diverse zone di interesse), le nuove regole sui termosifoni prevedono la possibilità di accendere il riscaldamento, rispettivamente, 9 ore al giorno dal 22 novembre al 23 marzo in zona C (costa imperiese e parte di quella savonese e spezzina), 11 ore giornaliere dal 8 novembre al 7 aprile in zona D (primo entroterra imperiese, savonese e spezzino e tutto il territorio costiero del genovesato) e 13 ore al giorno dal 22 ottobre al 7 aprile in zona E (entroterra settentrionale di tutte le province liguri). Si tratta, però, di un semplice “tapullo”, che ovviamente non risolve i problemi derivati dalla crisi legata all’aumento esponenziale dei costi del gas, che continuano a ripercuotersi incessantemente su tutta la Penisola. È proprio qui che la riscoperta e la valorizzazione della filiera del legno potrebbe rappresentare una svolta concreta e importantissima per la nostra Liguria.

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