La Cgil Savona prenderà parte alla manifestazione in difesa dell’ospedale di Cairo in programma sabato prossimo: “Parteciperemo per rivendicare una sanità pubblica, un un nuovo modello socio sanitario nella nostra Regione, il ripristino e il potenziamento di attività, servizi e l’occupazione in tutto il comparto. Ma non solo. Anche per investire al meglio le risorse Pnrr e per rivendicare i contenuti del documento condiviso a ottobre del 2020 tra Cgil, Cisl, Uil Savona, comitato sanitario locale e sindaci della Val Bormida” .
“Sabato 9 aprile è necessario far sentire forte e chiaro alla Regione la voce degli oltre 40 mila abitanti della Val Bormida. Avendo come bussola gli articoli 1 e 32 della Costituzione che necessariamente debbono camminare insieme. Per questo occorre innanzitutto predisporre un piano per la buona e piena occupazione e cancellare la precarietà. Negli ospedali, nei servizi territoriali e negli ambulatori manca personale per coprire le carenze di organico accumulate negli oltre 10 anni di blocco del turn-over, di tetto spesa per il personale e per la la mancata programmazione da parte della Regione. Sono circa 600 in Asl 2”.
“Manca personale per rispondere ai bisogni dei cittadini e delle cittadine a partire dallo smaltimento delle liste di attesa che erano già insopportabilmente e lunghe prima del Covid e con la pandemia si sono ulteriormente allungate. Manca personale per far funzionare i servizi territoriali. La pandemia ci ha mostrato lo straordinario valore dei lavoratori e dei servizi pubblici, ma ha fatto emergere anche i problemi causa da decenni di tagli che li hanno impoveriti”.
“Con lo scoppio improvviso della pandemia, nonostante le paure e la drammatica incertezza del momento e nonostante l’impreparazione che tutto il sistema ha palesato di fronte alle dimensioni e alla gravità dell’evento, anche rispetto alle dotazioni di sicurezza individuale altamente insufficienti, le lavoratrici e i lavoratori della sanità sono rimasti in prima linea rischiando e purtroppo in alcuni casi (troppi) perdendo la propria vita per salvarne a migliaia” aggiungono dalla Cgil.
“Lavoratori che non tornavano neanche a casa per il terrore di infettare i familiari, con i propri cari intenti ad accudire figli in Dad o anziani non autosufficienti, ferie bloccate, straordinari non retribuiti, turni massacranti per il decennale blocco del turn-over, prepensionamenti e migliaia di assenze per l’infezione da Covid in servizio. E se è vero che è il lavoro a costruire salute, allora occorre accendere una luce potente sul Pnrr”.
“Le missioni 5 e 6 descrivono e progettano come dovranno essere le strutture e i servizi socio-sanitari del prossimo futuro. Bene, ma il rischio che rimangano infrastrutture vuote o quasi è altissimo a cominciare da quelle previste per la sanità di territorio. Così come previsto anche in Val Bormida con circa il 70% di investimenti sugli immobili e solo il 30% in attrezzature. Occorre prevedere le risorse per il personale che quei servizi e quelle strutture dovranno far vivere. Servizi e strutture pubbliche perché l’articolo 32 è chiaro: la salute è un diritto di cittadinanza e come tale deve essere garantito dal servizio sanitario pubblico e universale”.
“Manifesteremo perché da oltre due anni la Regione Liguria non risponde alle tante, troppe domande da parte della popolazione, dei sindaci, del comitato e delle organizzazioni sindacali. A fine 2020 è stato costruito un documento unitario in cui abbiamo indicato un nuovo modello socio sanitario alla Regione Liguria, partendo dalle necessità dei cittadini e del territorio. Con il 30% di over 65 anni che vivono in un territorio straordinariamente bello, ma che ha un deficit infrastrutturale profondo – con vie di comunicazione che soprattutto di inverno sono di difficile percorrenza che rischiano di isolare l’entroterra dalla costa mettendo in crisi migliaia di studenti, lavoratori e pensionati. Documento unitario che chiede di potenziare ed investire sulla sanità territoriale pubblica e sul ripristino delle attività e dei servizi dell’ospedale di Cairo Montenotte, indicando anche servizi e attività più urgenti e quelli in prospettiva”.
“Pretendiamo risposte. Le risposte della politica non possono essere solo legate a numeri, soprattutto quando si parla della salute delle persone. La Val Bormida non può e non deve essere terra di conquista solo nel periodo della campagna elettorale. Pretendiamo che la politica locale, tutta, indipendentemente dalle appartenenze, ma che ha la responsabilità di amministrare, si stringa attorno a questa nostra richiesta e lavori per potenziare i servizi e le attività socio sanitarie e non il contrario”.





