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Un Cenacolo di rara bellezza è custodito tra le mura del Seminario: ma in pochi lo sanno

Savona. E’ un vero e proprio capolavoro che molti savonesi neppure sanno che si trovi nella loro città. Si tratta del cenacolo custodito nel palazzo del seminario vescovile di via Ponzone, copia assai fedele del più famoso dipinto leonardesco esposto alla pinacoteca di Brera a Milano.
Un’opera d’arte di tutto rispetto cui in questi ultimi tempi sono stati dedicati diversi articoli da parte della “carta stampata” cittadina.
L’opera risalente al ‘500 è stata visitata anche dal critico d’arte Vittorio Sgarbi che la ritene un’opera di pregio, mentre anche altre opere sempre presenti in seminario e risalenti a tre secoli passati potrebbero costituire un piccolo ma importante tesoretto d’arte, patrimonio della città e non solo.
Il Cenacolo viene attribuito, secondo alcuni articoli che vi sono stati dedicati, o a Marco D’Oggiono, allievo di Leonardo da Vinci o al Giampietrino.
Visita di Sgarbi al cenacolo savonese
Stamattina lo scrittore Marco Malvaldi (esperto di Leonardo Da Vinci su cui ha scritto un libro presentato ieri in una Sala Rossa gremita) ha visionato “L’ultima cena”, l’affresco lungo più di 6 metri presente nel Seminario Vescovile di Savona, opera attribuita o al Giampietrino nel 1537 o a Marco d’Oggiono nel 1501, anno in cui il Cardinale Della Rovere (poi Papa Giulio II) aveva commissionato al pittore gli affreschi della cattedrale al Priamar (poi andata distrutta).
Questa opera è quasi dimenticata da decenni (fatto incredibile secondo molti esperti), ma è ritenuta da alcuni critici tra le più “fedeli” tra le copie d’epoca del Cenacolo presenti oggi al mondo, ovvero delle varie versioni che gli allievi di Leonardo avevano dipinto a Milano alla presenza del Maestro, testimonianza di una particolare floridezza di Savona nel tardo medioevo ed in epoca rinascimentale, anche grazie alla presenza della famiglia Della Rovere che diede alla Chiesa ben due Papi.
Malvaldi ha trovato il dipinto straordinario, ritenendo che dal tratto delle mani e dei piedi si dovrebbe attribuire l’opera al d’Oggiono.
Questa visita fa seguito a quella di Vittorio Sgarbi di una settimana fa; Sgarbi aveva trovato estremamente interessante l’opera, trovando le decorazioni ben definite “come in nessun’altra copia”.
E’ singolare come grandi scrittori e critici di fuori città vengano a Savona a visionare questa opera, nel cinquecentenario della morte di Leonardo (morto nel maggio 1519), mentre è quasi sconosciuta a noi savonesi.
Sarebbe bello che le Istituzioni locali, Curia, enti, associazioni e sponsor, si possano riunire per definire un progetto per valorizzarla (magari esponendola in centro, nel Duomo o nei locali attigui alla Cappella Sistina, o a Palazzo Santa Chiara, dopo un restauro conservativo) per renderla fruibile alle migliaia di savonesi e alle centinaia di migliaia di turisti che (anche grazie alle navi da crociere) visitano ogni anno la nostra città.
Quando la città e noi tutti ci muoveremo per valorizzare una delle nostre opere principali?

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