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Carcare ha festeggiato San Giovanni con i fuochi d'artificio

Carcare. Il paese di Carcare, in Valbormida, ha festeggiato San Giovanni con il tradizionale spettacolo pirotecnico.
Ogni anno, sin dal dopoguerra ha portato lo scenario di piazza Caravadossi a popolarsi di spettatori non solo provenienti dalla Valbormida, ma da tutto il savonese. I fuochi hanno cominciato a “brillare” a partire dalle 23, sparati sul fiume Bormida, all’altezza delle passerelle di via Naronti, sono tra i più spettacolari della provincia.

Una garanzia di qualità il nome dell’organizzatore dello spettacolo. Si tratta della ditta Giuseppe Parente di Baldissero Torinese, che alle spalle ha un lungo curriculum in fatto di “botti” culminato con la medaglia di vincitrice del Festival dei fuochi artificiali di San Remo, e una partnership ormai consolidata con l’amministrazione comunale di Carcare.

Per la memoria e la tradizione dei carcaresi più anziani, il rito dei fuochi di San Giovanni era rappresentato da una persona sola. A cui era legato e accomunato, il piacere dell’attesa dei fuochi artificiali soprattutto per i più piccoli. Giuseppe Formento detto “Gepin ed Cavalé”, ovvero la guardia. Era lui l’uomo dei botti. Quando compariva per il paese significava che tutto era pronto per lo scoppio. Era lui che passava di negozio in negozio, di bottega in bottega, girava tutto il paese per raccogliere le offerte libere e volontarie per coprire la spesa dei fuochi.
La memoria delle famiglie carcaresi, fa risalire le prime postazioni all’altezza del fiume verso l’attuale via Abba, poi mano a mano che si andava avanti negli anni, il punto di partenza degli spari degli spari veniva spostato lungo l’asse del Bormida nei pressi dell’attuale via Naronti.
Per il folklore carcarese e valbormidese, il 24 giugno è immancabile la festa patronale di San Giovanni Battista, la devozione a questo santo è molto antica e diffusa anche nell’entroterra dove a testimoniarlo c’è la numerosa presenza di chiese, cappelle e oratori a lui dedicate.

In Valbormida la tradizione degli spettacoli pirotecnici si è accompagnata per lungo tempo a quella più antica dei falò auspicali fatti dai contadini per garantire un buon raccolto. Dove intorno a molte cascine, su alture o nelle aie prendevano vita al calar della sera fuochi di sterpi più o meno grandi. Più recentemente, negli anni 60 e 70, due erano i falò principali “i maggiori” che venivano accesi nel centro di Carcare, di qua e di là del Bormida. Spartizione geografica che ha sempre contraddistinto l’organizzazione e suddivisione di borgate e rioni. Falò che venivano alimentati dai giovani che facevano a gara per ottenere quello più grande della controparte.

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