Roccavignale. La causa è durata vent’anni, ma alla fine i proprietari di un terreno di Roccavignale trasformato, loro malgrado, in discarica, hanno avuto ragione. Nel secolo scorso, in occasione di un sopralluogo effettuato da personale della Provincia di Savona, era stata rinvenuta una notevole quantità di rifiuti (compresi rifiuti speciali quali elettrodomestici, sanitari e parti di veicoli) abbandonati nel territorio di Roccavignale, lungo una scarpata compresa tra la strada vicinale Pianissolo- Ciazze e il sottostante rio Ciampocio.
Il sindaco di Roccavignale ordinò ai proprietari dell’area occupata dai rifiuti di procedere alla loro rimozione e smaltimento, entro 60 giorni. L’ordinanza venne impugnata davanti al Tar Liguria da alcuni comproprietari del terreno con ricorso notificato al Comune di Roccavignale il 15 gennaio 1998, sostenendo che il semplice fatto di essere proprietari dell’area non era sufficiente a legittimare l’ordine di rimozione, in quanto sarebbe stato necessario l’accertamento di una specifica responsabilità nell’abbandono dei rifiuti, che, nel caso specifico, non sussisteva.
Il Comune di Roccavignale non si costituì in giudizio, l’ordinanza non venne sospesa, il Tar chiese della documentazione. Insomma, la macchina della giustizia non si fermò. Ma quasi, per 19 anni. I giudici lamentano che è stato possibile esaminare il ricorso solo nel 2017 “a seguito di plurimi rinvii determinati dall’assenza del difensore dei ricorrenti”. Comunque, finalmente si è arrivati alla decisione, ed è stata quella che i presentatori del ricorso si aspettavano. Le operazioni di rimozione e smaltimento dei rifiuti -. Hanno osservato i giudici del Tar – vanno disposte con ordinanza sindacale e poste a carico del trasgressore in solido con il proprietario dell’area al quale tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa”.
Nel caso di Roccavignale, l’ordinanza del sindaco prende atto dell’abbandono di rifiuti, individua il sito interessato e i proprietari, ma non viene citata alcuna attività istruttoria tesa ad accertare l’eventuale riconducibilità della discarica abusiva a responsabilità dei proprietari dei terreni. Di qui l’illegittimità del provvedimento, che è stato annullato, con il Comune condannato a pagare mille euro per le spese di giudizio.




