Politica

Cie ad Albenga. Vazio spiega perché non si farà

Albenga. “Ad Albenga non sorgerà alcun CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) per 2 semplici ragioni:
le Istituzioni decentrate dello Stato – prefetto e Questore – non hanno evidenziato situazioni di emergenza tali da richiederne la realizzazione la caserma Piave e la caserma Turinetto non  sono inidonee allo scopo in quanto la prima é oggetto di un progetto di valorizzazione urbanistica e la seconda é l’area sulla quale a breve sorgerà il Nuovo Polo Scolastico.
Il ministero dell’Interno ieri mi ha confermato che non esiste alcuna indicazione, alcun progetto, alcuna sollecitazione per realizzare un CIE in Liguria e meno che meno in Provincia di Savona”. E’ quanto dichiarato oggi dal parlamentare albenganese del Pd Franco Vaqzio, dopo le polemiche sorte ieri e i chiarimenti del primo cittadino Giorgio Cangiano. Vazio ha spiegato le ragioni che ostano alla realizzazione del centro:
“Comprendo che chi come Ciangherotti chiedeva la costruzione di un carcere ad Albenga  non batterebbe un solo ciglio di fronte ad un CIE “…centri …istituiti per evitare la dispersione sul territorio – di stranieri irregolari – di chi è in via di espulsione e consentire l’esecuzione del relativo provvedimento da parte delle Forze dell’ordine…”
Ciò nonostante prevedere la realizzazione di un CIE ad Albenga per molteplici ragioni, anche di ordine sociale, credo che non sia una scelta giusta e opportuna.
Questi sono i fatti, il resto appartiene alla solita politica del dire per apparire.
Vero é che il presidente della Regione Liguria di Forza Italia Toti, in piu riprese  ha ritenuto sensata la proposta di realizzare un CIE in Liguria. Così come é altrettanto vero che anche  Rosalia Guarnieri, nel breve periodo in cui era sindaco di Albenga, ne auspicava la realizzazione”.
Vazio prosegue: “L’Italia é costretta ad identificare ed avviare tutte le procedure dei migranti sul proprio territorio, non perché oggi si sia deciso di procedere in questo modo, ma perché il Governo Berlusconi si é obbligato a farlo firmando la Convenzione internazionale di Dublino.  È molto difficile procedere alle espulsioni ed ai rimpatri perché mancano le convenzioni con gli Stati di origine. Maroni, quando era Ministro dell’Interno, annaspava nel vuoto e non ha risolto nulla: oggi é paradossale che da quella parte politica provengano suggerimenti e soluzioni miracolose.
Il tema dell’immigrazione va affrontato con grande forza e lucidità, senza demagogia o strumentalizzazioni.
Esiste il tema dell’accoglienza dei migranti e dei profughi, ma esiste anche quello delle espulsioni e della sicurezza dei cittadini.
L’iniziativa del Ministro dell’Interno e del Capo della Polizia mette insieme rigore e disponibilità e pone le basi per avviare con celerità le procedure di identificazione e di espulsione: forse tutto ció non é gradito da chi su questo tema intendeva costruire la propria credibilità politica, dimenticandosi troppo frettolosamente dei propri errori. Quello che il mondo e l’Europa stanno vivendo é un fenomeno di dimensioni enormi, ma dobbiamo passare dalla fase della perenne emergenza, alla fase del gestione ordinata dei flussi e dei rimpatri. Mi pare che quanto si stia facendo vada proprio in questa direzione”.

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