Savona. “Un’occasione persa la mancata approvazione della riforma costituzionale da parte degli italiani domenica scorsa”. Non ha dubbi il professor Lorenzo Cuocolo, docente di diritto comparato all’università Bocconi di Milano, uno degli studiosi di diritto pubblico che hanno sposato da vicino la causa del Sì al cambiamento della carta costituzionale per quanto riguarda il funzionamento delle istituzioni. “Ci vorranno diversi anni, almeno 7 o 8 ad essere ottimisti, prima che si possa riparlare eventualmente di una riforma alternativa rispetto a quella che gli elettori hanno bocciato con il referendum di domenica. Serve non solo una forte volontà politica che, nonostante quanto hanno affermato i vincitori di questa partita elettorale, non mi pare sia proprio dietro l’angolo, ma dal punto di vista procedurale sono necessarie, come lo sono state per produrre la riforma sconfitta, decine e decine di votazioni con maggioranze ampie e qualificate”.
Ma cosa è mancato affinché gli italiani potessero sposare questa riforma, professore?: “C’è stato sicuramente non soltanto un voto di carattere tecnico rispetto alla riforma che comunque, quand’anche fosse stata approvata avrebbe avito bisogno di qualche almeno piccola revisione, c’è stato invece un voto politico sulla gestione del governo Renzi e sul suo operato. A mio avviso è stato sbagliato un pronunciamento di questa natura, anche perché non era quella la sede per giudicare l’attività del governo, lo si poteva fare benissimo durante le elezioni politiche che, qualora la riforma fosse passata, si sarebbero dovute tenere entro il 2018. Così non è stato e certamente bisogna prendere atto di una pronuncia degli italiani che ha visto tra l’altro una partecipazione massiccia e inedita, per consultazioni come queste al voto”.
Quali aspetti della riforma non sono stati compresi dalla gente?: “Credo sia stata un pç confuso l’aspetto legato alla composizione del Senato. E mi pare non sia stata neppure molto chiara la ripartizione delle competenze, prevista in riforma, tra Stato e Regioni”.
Perché professore chi ha lavorato alla riforma non ha pensato ad una riduzione anche dei deputati oltreché dei senatori? In fin dei conti Paesi di grande tradizione democratica come gli Stati Uniti hanno in parlamento 435 deputati alla Camera dei rappresentanti e 100 parlamentari al Senato:
“Si sarebbe dovuto procedere ad una riduzione anche del numero dei deputati oltreché dei senatori – ha affermato Cuocolo – ma un accordo su questo aspetto tra le forze politiche che hanno lavorato alla riforma non si è trovato. Forse si sarebbe potuto procedere in un secondo tempo a questa riduzione nel caso in cui la riforma fosse stata approvata. Certamente però questo poteva essere recepito come un limite rispetto al testo presentato in sede di Referendum”.
Anche la natura della composizione del nuovo Senato lasciava un pò di dubbi, professore?: “Credo che aver previsto un Senato delle Autonomie sia stato un aspetto importante e positivo della riforma. Certo si sarebbe poi dovuto stabilire un metodo di elezione e su questo sarebbe dovuta intervenire una legge postuma che, a questo punto, non interverrà più vista la bocciatura del corpo elettorale”.
Come esce politicamente Renzi da questa prova?: “Sicuramente non con l’affermazione sperata – ha commentato Cuocolo – tuttavia non credo che la sua esperienza politica finirà per questo voto negativo. Ha comunque dimostrato di essere uno se non l’unico tra i pochi politici in grado di catalizzare consenso e governabilità intorno a sé. Non c’è dubbio che il 40% ottenuto in questa consultazione difficile e complessa sia un dato politico di grande sostanza, anche se poi una parte di questo consenso magari viene anche da settori di destra che non voterebbero il presidente del consiglio alle elezioni politiche. Sostanzialmente però questo voto si allinea con l’affermazione ottenuta alle europee. Secondo me, anche se non nell’immediato, Renzi potrà tornare ad una attività politica di governo. Non vedo molti altri partiti, Cinque Stelle a parte, in grado di competere in questo momento e forse anche per questo si respira già aria di elezioni in vista del prossimo febbraio, come in queste ore pure si va affermando”.






