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Le piccole e preziose ceramiche della mostra natalizia del Circolo degli artisti ci raccontano un po' di Albisola

S’intitola La ceramica di Natale ed è arrivata alla sua quattordicesima edizione. Sto parlando della mostra, allestita con passione dal Circolo degli Artisti di Albissola Mare. Ogni anno cerco di andarla a vedere. Perché è la più bella manifestazione democratica di arte contemporanea. Perché insieme ai grandi maestri ci sono gli artisti meno noti e di minor reputazione e, talvolta, qualche giovane che merita di esser tenuto d’occhio.
L’edizione di quest’anno vale, ancora una volta, il viaggio ad Albissola. Le opere – in prevalenza piatti di piccole dimensioni – ti catturano, e la mostra è tutto un vorticoso girare tra figure e colori. Con la voglia di scoprire i nomi, riconoscere gli artisti e, perché no, cercare l’affare. Perché, alle mostre organizzare dal Circolo diretto, ormai da tanti anni da quell’infaticabile toscanaccio che si chiama Antonio Licheri, si possono comprare piccole bellissime opere di grandi nomi o di talenti meno conosciuti a somme davvero accessibili.
E’, la mostra di Albissola, una specie di invito al collezionismo, nel solco della lezione di Luigi Pennone – il futurista Lupe – che nella sua galleria Sant’Andrea in piazzetta dei Consoli a Savona realizzava, in ormai lontanissimi Natali, mostre simili a questa, dedicate ai pittori locali, più o meno importanti. Ma, per dirla con Brassens, alla portata di tutte le tasche.
Ho visto cose molto belle, ad Albissola, e so che qualche nome mi tocca farlo, anche per stuzzicare la curiosità dei collezionisti. Mi sono piaciute molte cose, dicevo, ma soprattutto ho amato i piatti di Franco Bruzzone (davvero smaglianti), quelli del grande danese Nes Lerpa, quelli di Luciano Fiannacca, che mai si tradisce, neppure sulla ceramica di piccole dimensioni. Mi è piaciuto Giorgio Moiso, fedele a se stesso e riconoscibile ma ormai maturo e consapevole, e pure Sandro Soravia, ispirato e gioioso come sempre.
Sono,tuttavia, solo alcuni dei nomi che potrei fare.
La ceramica albisolese, che appare a volte smarrita e priva di una prospettiva chiara, sembra miracolosamente ritrovarla quando, su un semplice piatto, l’estro di un grande artista si esprime.

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