Cultura e Spettacoli

Ad Arenzano va in scena "La signora Baba e il suo servo Ruba"

Arenzano. Sabato alle 21, al Teatro Il Sipario Strappato Muvita di Arenzano, arriva il secondo appuntamento della nuova stagione teatrale con “La signora Baba e il suo servo Ruba” di Marco Taddei.
Questa “farsa sul lavoro con musica, parrucche e curry” ha vinto il premio Urgenze del Teatro Inverso di Brescia, e verrà portata in scena ad Arenzano per la regia di Marco Taddei, con canzoni di Paolo Li Volsi, e gli attori Pier Luigi Pasino, Paolo Li Volsi, Marco Taddei.
La storia ha luogo nella cucina di un ristorante, la cui proprietaria Baba è un’anziana signora che tiranneggia i suoi sottoposti. Al locale lavorano il Nipote e l’indiano Ruba: il primo ha ereditato la durezza e la volgarità della nonna e spera un giorno di diventare a sua volta il “capo della baracca”; il secondo è clandestino e lavora sodo per mandare i soldi alla famiglia nel suo paese, in attesa di un contratto di lavoro che regolarizzi la sua situazione. A completare lo staff c’è l’anziana cameriera che, dopo anni di lavoro usurante e malpagato, trova il coraggio di alzare la testa. La crisi economica e lo sfruttamento che caratterizzano il mondo del lavoro vengono affrontati in questo spettacolo attraverso la lente della farsa: personaggi caricaturali, pantomime e canzoni colorano la storia di un’ironia amara e travolgente.
La signora Baba e il suo servo Ruba nasce come esercizio di drammaturgia. A partire dal testo di Bertolt Brecht Il signor Puntila e il suo servo Matti (1941) Marco Taddei, attore e autore della compagnia NIM neuroni in movimento, sviluppa in modo originale il rapporto servo-padrone con un corto teatrale che si aggiudica il primo premio del Bando Urgenze 2010, indetto dal Teatro Inverso di Brescia e coordinato da Renato Gabrielli. Nel tempo il corto cresce e si trasforma fino a diventare lo spettacolo di oggi, anche grazie alla preziosa collaborazione con Paolo Li Volsi, musicista e attore, che ha composto le canzoni che caratterizzano i personaggi e che rendono giustizia alla matrice brechtiana del testo. «Ho voluto mantenere una forma che ricordasse i testi di Brecht, con un prologo ed un epilogo, con gli attori che entrano in scena e dichiaratamente recitano i personaggi, con uno stile non naturalistico e senza troppa psicologia. Questo stile permette di raccontare una storia cruda, di miseria senza rinunciare al gioco e alla leggerezza» commenta Marco Taddei.

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