Mamme pentite…
“Regretting Motherhood…” di Orna Donath, un libro della sociologa che sta facendo discutere la parte di mondo che probabilmente usa ancora la testa…
Ruolo Mamma: posso cambiare? Non c’è un copione da seguire, in cui ad un certo punto è previsto l’entrata in scena di un nuovo personaggio, in cui l’attore può decidere di cambiare ruolo: “A me fare la mamma non piace! Preferisco un altro ruolo sociale … posso cambiare?”
Diventare genitore è la più grande assunzione responsabilità a cui sia chiamato l’essere umano
E la mamma a sua volta è caricata di tutta una serie di aspettative senza alcun senso, solo perché la donna per diversa potenza fisica di partenza e per la capacità di far figli è stata catapultata.
Ci si può pentire di esser mamme? Mamme che fanno figli con un certo tipo di papà… mamme che potevano scegliere altre strade di realizzazione? Mamme che non volevano diventarlo?
Già il pentimento secondo me catapulta in una categoria mentale che presuppone di aver sbagliato qualcosa. Non ci si deve sempre solo pentire di aver sbagliato.
Magari si compiono delle scelte che poi non ci rendono felici, e non sempre lo si può sapere in anticipo.
Certo diventare mamma non rientrerebbe nell’ambito; ma purtroppo sinché avremo paura di dire di tutto e di più sulle mamme, molti madri vivranno malissimo e danneggeranno i loro figli brutalmente
Si potrebbe parlare di mosse di autocritica …
Diventare madre all’interno di un matrimonio non è di certo condizione di tutela personale, magari anche dopo un interessantissimo corso pre matrimoniale, in cui si è stati educati all’importanza del ruolo di genitore e delle responsabilità verso i figli. Credo che statisticamente le madri sposate siano quelle che con meno consapevolezza abbiano riflettuto sul significato di diventare madre e quindi incastrate in un ruolo talvolta molto scomodo. Molte volte si fanno figli solo perché lo fanno anche gli altri …
Quando si pensa di aver sbagliato? Forse quando non si è in sintonia con il proprio modo di essere, con i propri desideri, quando non c’è la serenità di fluttuare tra i propri bisogni e quelli del figlio cercando di soddisfare entrambi (non sempre ovviamente nello stesso momento).
Madri che non si ritrovano nel ruolo di genitore, che nonostante fossero adulte, non hanno pensato a che cosa rimandasse l’incontro progetto figlio, ne esistono in gran numero. Ma ammetterlo pubblicamente non è permesso dalla nostra società, e poi i figli non si possono restituire! Il ruolo di mamma è proprio scomodo perché è per sempre.
Uno degli aspetti più paradossali è che nonostante i figli siano ancora considerati la massima espressione di coppia, per la sua realizzazione, poi non se ne parli apertamente tra i due componenti della coppia. Anzi spesso diventino motivo di scontro, facendoli pure sentire colpevoli. Chi ha il coraggio di dire che ha circuito l’altro, accettando poi in cambio la presenza di un amante, di una moto o di un animale domestico?
Magari lo si ammette con lo psicologo: l’alternativa alla migliore amica del cuore (che comunque non capirebbe mai ed inizierebbe a diffondere in giro notizie false e tendenziose); perché tra mamme ed amiche questo non lo si può dire mai e poi mai. Lo psicoterapeuta invece non giudica mai!
Eppure certe donne vivono malissimo la maternità, come una costrizione ed una riduzione delle loor possibilità di vita, auto condannandosi ad infelicità sicura. E costruendo una ingannevole situazione di vita simil felice per i figli, future loro vittime!
Imparare ad ammettere che l’essere madri implica anche tanti aspetti negativi: a dirselo almeno inizialmente dentro di sé, parlarne con l’altro genitore, parlarne con qualcuno, ma esprimere quello che non va.
Esistono tante altre alternative per la realizzazione femminile, limitarsi solo a quello che la natura ci concede fisicamente lo trovo limitante.
Ci ritroveremo più avanti carissime mamme …



