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Radio Days di Giuseppe Milazzo

Con questo articolo, ha inizio la mia collaborazione con Radio Savona Sound News e prende avvio la pubblicazione dei miei testi che, con cadenza quindicinale, compariranno all’interno della rubrica “La storia racconta”.
Devo ammetterlo, aver ricevuto l’offerta di scrivere degli articoli per il sito internet di questa storica radio savonese mi ha riempito, davvero, di autentica soddisfazione.
Ci credete se affermo che è un sogno che si realizza?
Quante volte, da ragazzo, mi sono sintonizzato sulle “mitiche” frequenze di Savona Sound, andando a cercare, sulla radiolina, l’indicazione dei “104”… Ho trascorso gli anni del Liceo Scientifico e poi quelli dell’Università accompagnato dalla musica e dalle canzoni di quel periodo, trasmesse da Alfonso Alfa Amodio e Roberto Mortillaro, gli “storici” primi dj di Savona Sound, che continuano ancora oggi, con grande passione, a dedicarsi ad “allevare” le giovani generazioni di ascoltatori savonesi, avvicinandoli all’ascolto delle ultime novità in uscita così come alla scoperta degli artisti e dei gruppi del passato (con il contributo fondamentale ed enciclopedico di Mister Rock e del Professore). Ricordo ancora quando, al lunedì, attendevo di scoprire il nuovo “disco in orbita” proposto dalla radio: pezzi che, oggi, sono entrati a far parte della storia della musica pop o che rientrano, ormai, nella categoria del rock d’annata…
Le voci di Alfa e di Roberto, in quegli anni, hanno segnato le varie tappe della mia crescita, della mia maturazione. Lo confesso: studiavo e ascoltavo musica! Ma vi assicuro che i risultati erano ottimi, a dispetto di quanto pensava, all’epoca, mia madre. Riuscivo a prendere bei voti a scuola, e ne giovava anche il mio spirito. La musica costituiva un ricostituente fantastico, mi faceva stare bene e mi faceva volare. Alla mattina, prima di andare al Liceo, accendevo lo stereo e ascoltavo i Police e i Dire Straits. Avevo sedici anni e una voglia matta di far casino. Non avevo alcun numero per poter provare a far musica, come Deca, il mio compagno di classe, che mi iniziò all’ascolto dei Pink Floyd e di David Bowie, che avevano già conquistato la generazione dei nostri “fratelli maggiori”; sarei diventato, invece, e con grande gratificazione personale, un “consumatore abituale” della musica di allora: la new wave dei Talking Heads e Patty Smith, il reggae di Bob Marley, i deliri postpsichedelici dei Cheap Trick e dei B-52’s, lo ska dei Madness e dei the Beat, il vecchio, sano rock di Bruce Springsteen (quello di “The River”, prima dell’esplosione di “Born in the U.S.A.”)…
Quel periodo, per me, fu davvero bellissimo. Le esperienze scolastiche si alternavano ai mille scherzi goliardici, alle gite con gli amici, ai sabati sera trascorsi in allegria, in atmosfere spensierate e serene. Erano «gli anni di “Happy days” e di Ralph Malph, gli anni delle immense compagnie» come avrebbe poi cantato Max Pezzali un bel po’ di tempo dopo… All’inizio degli anni Ottanta non esistevano ancora i compact disc (il primo l’avrei acquistato soltanto nel 1984…) e, in città, due erano per me i “luoghi sacri” dove compiere i miei “pellegrinaggi” al sabato pomeriggio: il negozio di Sperati in via Manzoni e quello posto a pianterreno di palazzo Gavotti, nella galleria del cosiddetto “palazzo tunnel”, tra piazza Chabrol e via Pia, dove una volta avevano avuto sede gli uffici del Municipio e dove allora si trovava ancora la Biblioteca Civica. Restavo incantato davanti alla vetrina di quell’ultimo negozio ad osservare le copertine dei 45 giri e degli LP appena usciti: oggi, proprio lì, a palazzo Gavotti, ha sede la Pinacoteca, ma allora, per ironia della sorte, per me le “opere d’arte” erano quelle esposte nella vetrina di quel fantastico antro delle meraviglie. E lo erano, davvero, seppur riprodotte serialmente, come aveva insegnato Andy Warhol.
Non ho mai smesso di ascoltare Radio Savona Sound, nel corso di questi anni. Oggi come allora la musica trasmessa da quest’emittente continua ad accompagnare le mie giornate, soprattutto quando, libero dagli impegni scolastici e lavorativi, mi ritrovo davanti allo schermo del computer a riordinare gli appunti delle mie ricerche. Certo, la musica non è più quella di allora: lo confesso, per me tra Debbie Harry e Rihanna c’è un abisso… ormai appartengo sicuramente ad un’altra epoca, probabilmente sono diventato come uno di quei nonnetti che rimpiangono il passato, proprio quelli che mi divertivo a dileggiare quand’ero ragazzo.
Ma qualcosa di buono, qualche ottima novità, ogni tanto, continuo a scoprirla. E continuo a sperare che, come nel 1962, possa nascere qualcosa di straordinariamente nuovo, che sparigli le carte e rimetta tutto in discussione. «…Liverpool? Stai scherzando? Cosa diavolo vuoi che possa mai accadere a Liverpool?» affermava l’editore musicale Dick James quando, per la prima volta udì quel nome magico: the Beatles.
Hai mai visto che in questa sonnolenta città, così simile ad uno di quei centri postindustriali della Germania Orientale poco prima della caduta del muro, possa capitare qualcosa di simile? Forse, a pensarci bene, non siamo così lontani da quelle atmosfere, tra le giovani generazioni. E la rabbia e la voglia di spaccar tutto, in loro, è davvero tanta. L’importante è che non scappino, che non fuggano via.
Mi è stato chiesto di curare una rubrica storica, andando a ripescare vecchie vicende o rievocando figure dimenticate della Savona di un tempo. Ok, lo farò. Ma ad un patto: che davvero – come mi insegnava all’Università un mio vecchio prof – che si tratti di storie stimolanti, che possano aiutarci a comprendere i problemi del presente, che ci facciano riflettere. E capire, soprattutto, come diavolo sia potuto capitare di andare a cacciarci, qui a Savona, in questa dannata situazione.
Sabato scorso, al termine di una giornata incredibilmente fredda, caratterizzata da una nevicata che ha imbiancato, seppur superficialmente, le strade della nostra città, davanti alla Torretta è spuntato, grande e bellissimo, un meraviglioso arcobaleno.
Mi sembra davvero di buon auspicio… ne abbiamo bisogno!
Giuseppe Milazzo

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