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Riva Ligure, il funerale di Lorenzo Franza: dolore e sconcerto

Dolore e lacrime a Riva Ligure per il funerale di Lorenzo Franza, il ragazzo di 20 anni morto lo scorso 7 novembre all’ospedale “Villa Scassi” di Genova dopo essere stato vittima di un esplosione per un fuga di gas la notte di Halloween insieme ad altri 5 ragazzi a Molini di Triora. La cerimonia si è svolta nella chiesa di San Maurizio e celebrata dal parroco della chiesa davanti ai famigliari e altri genitori dei ragazzi coinvolti nell’esplosione. Mille circa le persone presenti alle esequie. Davanti all’ingresso della chiesa è stata posizionata la sua moto, una Honda Cfr 450. Presente anche il sindaco, Giorgio Giuffra. Queste le sue parole:

“Cari Monica e Maurizio,
è evidente che la morte di un figlio così giovane lasci un senso di ingiustizia e rabbia che non trova pace. Per questo motivo, rinnovo da subito la vicinanza dell’intera Comunità di Riva Ligure a voi, ai parenti, agli amici ed a tutti i conoscenti di Leonardo che lo stanno piangendo in questa ferale giornata.
Vedete, tante volte ho ripetuto che indossare la fascia tricolore, che rappresentare ogni singolo mio concittadino sia non solo un onore, ma anche un onere. Oggi, ho l’onere forse più grande, sicuramente il più difficile: fare emergere, senza cadere nella retorica, i sentimenti di commozione e delusione che tante donne e tanti uomini portano nel loro cuore.
Leonardo, nonostante avesse appena cominciato a correre nella vita, non c’è più. Un tragico episodio se l’è portato via e non tornerà. Nulla più per voi, suoi genitori, tornerà. Nulla per voi avrà più senso. Nulla. Gli eroi sono tutti giovani e belli. Leonardo era semplicemente un ragazzo felice. E voi, suoi genitori, non lo sarete mai più. In questo momento, è più che naturale che abbiate l’impressione di affondare, ma, non appena elaborerete il lutto – almeno questo è l’auspicio di tutti -, l’incredibile onda di affetto di questi giorni vi consentirà di rimanere a galla. Ogni nostra parola – anche queste che possono sembrare di facciata, ma di facciata vi posso assicurare non essere – risulterà determinante e così, nello strazio, proverete a tenere vivo il ricordo di Leo. Ed a battervi per proteggere tutti i Leo del mondo.
Andando a concludere, mi piace attingere da una delle mie passioni più grandi: la lettura. In questi mesi, tra i tanti libri che mi è capitato di approfondire, uno ha suscitato in me particolare interesse. Sarà perché mi portava a conoscere un personaggio contemporaneo che mai venne meno al suo servizio di quotidiana ed infaticabile opera di assistenza ai malati, per la quale non chiedeva alcun compenso ai più poveri, e nel prendersi cura dei corpi accudiva, al tempo stesso, con grande amore anche le anime. Parlava della vita di Giuseppe Moscati, medico della Napoli d’inizio Novecento, proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1987, al termine del sinodo dei vescovi «sulla Vocazione e Missione dei laici nella Chiesa».
Ebbene, San Giuseppe Moscati fece collocare su di una parete dell’ospedale dove lavorava, in alto, come a dominare tutto l’ambiente, un Crocifisso con un’iscrizione che non poteva essere più felice: “Ero mors tua, o mors.” (“O morte, sarò la tua morte”), citazione del profeta Osea. Adesso, questo pensiero diventa reale, in quanto la spensieratezza ed il sorriso che ci ha donato Leonardo hanno rappresentato la sconfitta della morte che ha cercato di avvelenare la sua vita. Credo che se tutti coloro i quali hanno conosciuto Leonardo, in particolare i tanti giovani oggi presenti, riuscissero nell’impresa di far vivere la sua spensieratezza ed il suo sorriso, Leonardo rimarrà per sempre con noi ed in mezzo a noi.
Ed allora, caro Leo, è arrivato il momento di salutarci. È giunta l’ora per te di impennare fino in cielo. Gli angeli ti stanno aspettando per accompagnarti nella tua “pistonata” più lunga. Quella eterna. Fai gli auguri da parte nostra a Mario, un altro figlio della nostra Comunità andato avanti troppo presto, che oggi avrebbe festeggiato il suo 22º compleanno”.

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