Passeggiando per le vie di Genova, non è raro imbattersi nelle numerose testimonianze del glorioso passato dell’antica Repubblica, dai grandi giardini ai ricchissimi palazzi nobiliari con i loro saloni affrescati, gli arredi sontuosi, le vaste sale che accolgono importanti collezioni d’arte, arricchiti in molti casi da una serie di straordinarie facciate decorate con stucchi, marmi pregiati, sculture o dipinte, spesso attraverso la tecnica del trompe-l’oeil, termine francese che, tradotto, significa letteralmente “Inganna l’occhio”.
Il trompe l’oeil è un genere pittorico basato principalmente sull’uso del chiaroscuro e della prospettiva che si propone di riprodurre architetture e immagini in maniera talmente precisa da riuscire a generare l’illusione del reale, in modo tale da far risultare tridimensionale ciò che in realtà è bidimensionale.
Gli esempi di facciate decorate a trompe l’oeil in Liguria e a Genova in particolare sono molto numerosi, uno fra tutti è certamente quello che interessa il lato affacciato su piazza de Ferraris del Palazzo Ducale, ma non solo…tuttavia, osservando con attenzione la scelta delle decorazioni adottate dagli artisti per le loro opere quasi sempre queste hanno per protagoniste le finestre.
Come mai sono così tante le “finte” finestre decorate sui palazzi genovesi? Per scoprirlo dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di oltre tre secoli e spostarci nell’Inghilterra di re Guglielmo III, dove, al fine di riparare all’enorme deficit accumulato, il 31 dicembre del 1695 il sovrano impose una nuova tassa che gravava sui proprietari di immobili obbligati, da quel momento in poi, a versare al fisco una somma commisurata al numero e alle dimensioni delle finestre aperte sui loro palazzi.
Ma “fatta la legge, trovato l’inganno” recita un famoso detto, così, al fine di limitare al massimo i costi dovuti alla nuova gabella i proprietari delle abitazioni iniziarono a costruire case con meno finestre e a far murare molte di quelle già esistenti, sistema che, da quel momento in poi fu adottato praticamente da tutti coloro i quali si trovavano ad avere a che fare con la nuova tassa, presto introdotta anche da altri Paesi come la Francia (dove rimase in vigore fino al 1926), la Spagna, i Paesi Bassi e, la Repubblica di Genova che, nel XVIII secolo, per rimpinguare le proprie casse istituì anch’essa la famigerata imposta che, in realtà non era stata affatto calcolata a caso dato che, in genere, a “possedere” più finestre erano gli agiati signori proprietari dei sontuosi palazzi del centro che si trovarono a dover scegliere tra un maggior numero di stanze buie o la borsa vuota, naturalmente prevalse subito il “fascino” della penombra…
Poco spazio all’estetica dunque ma molta più “praticità” in nome dell’economia, grazie ad un sistema a causa del quale oggi Genova conserva un gran numero di magnifici palazzi con poche finestre reali e tanti straordinari esempi di decorazioni a trompe l’oeil.







