Cairo Montenotte Cronaca

Ospedale di Cairo, gli operatori sanitari scrivono al Premier Conte

Una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte, al ministro della Sanità Roberto Speranza, e ai vertici della Regione Liguria nonchè al Presidente della Provincia di Savona, Olivieri, al commissario dell’ASL 2 “Cavagnaro” e al Sindaco di Cairo, Lambertini. E’ l’iniziativa degli operatori sanitari dell’ospedale “San Giuseppe” di Cairo Montenotte in merito allan situazione del nosocomio valbormidese: “Siamo gli operatori sanitari, dipendenti di questo ospedale, che è stato svuotato dall’oggi al domani di tutto il personale e chiuso.Noi dipendenti, così ,come tutta la popolazione, abbiamo saputo della chiusura dai giornali. Ci rendiamo conto della tragedia che sta attraversando il nostro paese e il mondo intero. Chi più di noi può rendersene conto?”.

“Abbiamo, tuttavia, bisogno di risposte, come cittadini e come lavoratori. Vista l’emergenza sanitaria, abbiamo più volte proposto all’Asl 2 Savonese di utilizzare i 70/80 posti letto disponibili presso il nostro presidio per ospitare tutti i pazienti NO Covid-19, in modo da creare un ospedale “pulito” per poter potenziare gli altri ospedali di Savona, Pietra Ligure e Albenga. Tutto il personale, come sempre, si è reso disponibile ad attivarsi perché ciò accadesse. Nessuna risposta. I servizi che sono rimasti sono la dialisi e, due giorni a settimana, solo per urgenze la radiologia e il laboratorio analisi, mentre il servizio di cardiologia sarà attivo per soli tre giorni a settimana; l’ambulatorio di fisioterapia solo per casi urgenti e il servizio del 118”.

“La Val Bormida conta all’incirca 40 mila abitanti che sono rimasti privi di qualsiasi servizio, primario e secondario, e non è stata neppure attivata la seconda automedica del 118, nonostante la chiusura del Punto di primo intervento. Il territorio è molto vasto: ci chiediamo, quindi, se il 118 è impegnato e qualcun altro ha bisogno che fa? Muore? Il primo ospedale disponibile più vicino è a 40/ 50 km di distanza a seconda della zona di partenza. Vi ricordiamo che le persone non muoiono solo di Coronavirus”.

“Noi non chiediamo la riapertura immediata dell’ospedale, siamo persone responsabili. Chiediamo che, finita questa terribile emergenza, venga riaperto l’ospedale, anzi potenziato e che tutto il personale rientri nella sua sede. Non sarà che dietro a questa immane tragedia qualcuno cerchi in tutti i modi di favorire i privati? Non ci sono mai soldi per la sanità pubblica, anzi, solo tagli. Doveva arrivare il Coronavirus per farci capire che senza operatori sanitari la gente muore? Non ci interessa essere chiamati eroi in questo momento e poi essere dimenticati alla fine di tutto”.

“Continuate a dirci di stare in casa. Ovviamente noi non lo possiamo fare; avremmo potuto, però, fornire un servizio efficiente nel nostro ospedale a qualsiasi tipo di esigenza, invece si è preferito chiudere un intero ospedale e mandare il personale altrove. Noi siamo disponibili nell’emergenza a stravolgere le nostre vite, il nostro lavoro. Vogliamo sentire che le istituzioni non ci hanno abbandonati per l’ennesima volta. Ai cittadini non interessano i retroscena della politica, le manovre fatte solo per il denaro”.

“La Val Bormida rivuole il suo ospedale e il personale vuole tornare a lavorare come ha sempre fatto. Non togliete ai cittadini di questa valle anche il diritto di potersi curare”.

Informazioni sull'autore del post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *