Attualità

SAPPE: “NO a sesso in carcere”

I nostri Agenti di Polizia Penitenziaria non devono diventare ‘guardoni di Stato’”

Ciclicamente si tira fuori la sciagurata ipotesi di destinare stanze o celle per favorire il sesso ai detenuti. Lo diciamo da tempo con fermezza e lo ribadiamo: per il SAPPE i nostri penitenziari non devono diventare postriboli e i nostri Agenti di Polizia Penitenziaria non devono diventare ‘guardoni di Stato’”.

Lo afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, commentando la proposta di legge al Parlamento, primo firmatario Leonardo Marras, capogruppo Pd in Regione Toscana, licenziata con parere favorevole dalla Commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale, presieduta da Giacomo Bugliani (Pd): “Il sesso in carcere è una proposta inutile e demagogica.  Si introduca piuttosto il principio di favorire il ricorso alla concessione di permessi premio a quei detenuti che in carcere si comportano bene, che non si rendono cioè protagonisti di eventi critici e che durante la detenzione lavorano e seguano percorsi concreti di rieducazione. E allora, una volta fuori, potranno esprimere l’affettività come meglio credono”.

Per il SAPPe altri sono gli interventi urgenti per fronteggiare la costante situazione di tensione che si vive nelle carceri italiane: “Nel 2019”, sottolinea Capece, “abbiamo contato nelle carceri italiane 11.223 atti di autolesionismo, 1.494 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 8.917 colluttazioni, 1.215 ferimenti. E’ sotto gli occhi di tutti che servono urgenti provvedimenti per frenare la spirale di tensione e violenza che ogni giorno coinvolge, loro malgrado, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria nelle carceri italiane, per adulti e minori. Ci si occupi di questo: altro che il sesso in carcere”.

One Reply to “SAPPE: “NO a sesso in carcere”

  1. Caro signor Donato Capece forse le ricordo che le visite coniugali esistono già in altri paesi europei e non, si pensi alla Svizzera o in altri, non si tratta di aprire prostiboli o di guardoni di stato si tratta che se uno sbaglia davvero e bisogna tra l’ altro essere oltre ogni ragionevole dubbio che abbia sbagliato paghi ma detto questo la pena deve rieducare e deve altresì mantenere i propri rapporti moglie/marito compagno/compagna e via dicendo e ciò in Italia non succede anche perché molti detenuti sono stranieri e anche perché sappiamo che i tribunali di sorveglianza non fanno un largo uso delle misure alternative altrimenti non ci sarebbe il famoso problema del sovraffollamento delle carceri italiane e quindi difficilmente ottengono permessi premio, se questo non accade dopo succede anche che giocoforza vi siano voglia per il sovraffollamento o per le scarse condizioni di detenzione in Italia che e sotto l’ occhio di chiunque in più si aggiunge anche questo beh forse qualche interrogativo bisogna farselo

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