Savona, la situazione del terziario in provincia

Il terziario savonese è un sistema caratterizzato da un tessuto di microimprese

La provincia di Savona mostra una forte terziarizzazione delle attività d’impresa (76% delle 26.608 imprese iscritte alla Camera di Commercio al 31.12.2017). Un processo che si è andato progressivamente consolidando nell’ultimo decennio e che vedeva nel 2007 un tasso d’imprese del settore terziario del 70%. Al 31.12.2017 la componente commercio pesava un 23% e quella dei servizi un 37% delle imprese totali. Solo i servizi, però, hanno fatto registrare un aumento del numero d’imprese dal 2007 al 2017 dell’11,3%, mentre tutti gli altri settori, compreso il commercio, hanno subito una contrazione in alcuni casi fortemente negativa.

Sempre nel periodo 2007-2017 vi sono alcuni comparti che hanno fatto registrare un aumento significativo del numero d’imprese, come i servizi di alloggio e ristorazione (+18%), i servizi d’informazione e comunicazione (+90%), i servizi alle imprese (+43%), l’istruzione (+90%), la sanità ed assistenza sociale (+11%), le attività professionali (+26%).

Al contrario, altri comparti hanno fatto registrare un decremento come il commercio (-12%) ed i servizi di trasporto e magazzinaggio (-26%). In buona sostanza abbiamo assistito in questo periodo nel terziario savonese ad una contrazione del comparto commercio e ad un’espansione di quello dei servizi. Il ponente della provincia di Savona è il territorio con il maggior numero di imprese del commercio (48%) e dei servizi (44%); seguono, per entrambi i comparti, la città di Savona, l’area del savonese e la Val Bormida.

Il terziario savonese è un sistema caratterizzato da un tessuto di microimprese (8,6 dipendenti di media) – con un fatturato annuale inferiore ai 100.000€ (52%), ma che nel 25% dei casi ha registrato un aumento rispetto all’anno precedente – costituite prevalentemente in forma di ditta individuale e da più di 15 anni (63%) e con una forte presenza di collaboratori familiari (30%). Poi, vi è da segnalare anche un 19% d’imprese oltre il milione di euro di fatturato annuo.

In termini occupazionali il terziario di mercato della provincia di Savona rappresenta il 77,9% (di cui 47,5 servizi e 30,4% commercio) di tutta l’occupazione (110.000 unità nel 2017) ed ha visto un aumento del 2,4% nel periodo 2007-2017 con un +13,8% riferito ai soli comparti del commercio e del turismo.

Negli altri settori, invece, l’occupazione nel periodo è diminuita (industria -12% ed agricoltura -25%). Il personale dipendente delle imprese del terziario savonese – che rappresenta un 77,6% dei dipendenti della provincia, che nel 2018 è in buona parte (65%) rimasto stabile rispetto all’anno precedente e che per il 2019 consolida la stabilità (88% dei casi) – è sostanzialmente italiano (95%), contrattualizzato prevalentemente a tempo indeterminato (81%) e con orario di lavoro full-time nel 57% dei casi. Il settore mostra una forte incidenza di occupazione femminile (61%) anche se, come per l’intera regione, vi è un forte uso del part-time in questa componente di genere. Più della metà delle imprese hanno difficoltà a reperire il personale (54%) a causa soprattutto della mancata esperienza o formazione specifica dei candidati e ricercano la loro forza lavoro ancora attraverso la forma della conoscenza diretta o del passa-parola.

Centri per l’impiego, mondo della rappresentanza e dell’istruzione e nuove forme di networking non sembrano incidere particolarmente in questo processo di selezione. Vi è una forte propensione delle imprese del terziario savonese alla formazione del personale (67% delle imprese), ritenendola utile (89%) e proficua per la coesione del personale (58%). Fra i fabbisogni formativi emergono le tematiche legate alle nuove tecnologie digitali applicate al marketing ed alla conoscenza del contesto lavorativo, mentre la modalità preferita è ancora quella di aula con una stima prevalente di 20-30 ore l’anno da dedicare all’attività formativa. Pur con una forte consapevolezza dell’importanza della formazione continua, purtroppo ben il 78% delle imprese non aderisce ad un Fondo Interprofessionale di Formazione Continua in ragione principale della loro non conoscenza (48%). Più della metà delle imprese (55%) non aderisce all’Ente Bilaterale di categoria del settore, ma ben il 68% aderisce ad un’associazione imprenditoriale di categoria.

I clienti delle imprese del terziario savonese sono prevalentemente privati (74%), di cui il 52% donne e di età prevalente fra i 25 e 50 anni (60%). Sono sostanzialmente italiani, anche se vi è un piccolo tasso d’internazionalizzazione della clientela sia per le imprese (5%) che per i privati (6%). Il 71% delle imprese ha fatto investimenti innovati negli ultimi tre anni, giudicandoli positivi in termini di benefici diretti (71%) ed ottenendo finanziamenti agevolati/contributi per la loro realizzazione (81%). Più della metà delle imprese (56%) ha fatto ricorso al credito bancario, il 75% non ha avuto difficoltà ed il 60% conosce i consorzi di garanzia. Sotto il profilo dell’informazione aziendale poco più della meta delle imprese non consulta i siti regionali e locali (Regione, Camera di Commercio, INPS, etc.) e la cosa peggiora quando si tratta dei siti nazionali (MISE, ICE, etc.) arrivando fino ad un 90% d’imprese non consultanti.

Le imprese però utilizzano l’home banking (80%), hanno un sito internet nel 65% dei casi, ma acquistano di più servizi e prodotti dai fornitori attraverso l’e-commerce (29%) che vendono i loro prodotti e servizi sempre attraverso questa modalità (18%). Le imprese del terziario in provincia di Savona sono più ottimiste che pessimiste riguardo il loro futuro. Se circa la metà (48%) fra tre anni si vede nella stessa situazione di ora, vi è un 36% che si vede in modo più positivo: o fuori della crisi (13%) o in espansione (23%).

Possiamo dire che il settore del terziario vede il “bicchiere mezzo pieno” rispetto alle possibilità di una ripresa. Infine, l’abbassamento delle tasse (come per esempio la flat tax) è lo strumento che le imprese considerano di gran lunga il più importante (64% dei casi) per il buon andamento aziendale. La leva fiscale si conferma, quindi, un efficace strumento strategico nel rapporto Stato-imprese in questo contesto territoriale.

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