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Il ritorno di un eroe

Nell’articolo pubblicato due settimane or sono, abbiamo rievocato le fasi principali dell’affondamento della corazzata Szent Istvan, avvenuto il 10 giugno 1918 ad opera di Luigi Rizzo e del savonese Giuseppe Aonzo. Di seguito, riportiamo la cronaca delle accoglienze che furono rese ad Aonzo, al momento del suo rientro a Savona.

Musacchio Cesare Annibale 2
Un ritratto di Giuseppe Aonzo realizzato da Cesare Annibale Musacchio

L’affondamento della Szent Istvàn  fece balzare all’onore delle cronache nazionali i nomi di Rizzo e Aonzo. Se il primo si era già guadagnato una notevole fama sette mesi prima con l’affondamento della Wien, per il savonese si trattò di una novità davvero inattesa. Attorno ad essi, nell’atmosfera patriottica e romantica – almeno sui giornali – che permeava gli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale, si creò un autentico entusiasmo.
Non appena ebbe appresa la notizia dell’impresa compiuta, Flaminio Becchi, il Sindaco di Savona di allora, mediante l’Assessore anziano, comm. Scotti, inviò a Luigi Rizzo il seguente telegramma:
«Esprimendo a lei plauso ed ammirazione per ardimentosa azione che conferma valore nostra gente di mare pregola rendersi interprete vivi rallegramenti questa cittadinanza presso il concittadino Tenente Giuseppe Aonzo partecipe atto valoroso.
                                                                  Per il Sindaco, Scotti»
E questa fu la risposta di Aonzo, inviata mediante telegramma:
«Al Sig. Sindaco di Savona
Suo Saluto altamente onorami. Ringrazio commosso Vossignoria e Savona tutta.
                                                                  Giuseppe Aonzo»
Da quel momento, come testimoniano i giornali del tempo (“Il cittadino” del giugno-luglio 1918 e “Il Secolo XIX” del 6 luglio 1918), si determinò un’atmosfera di spasmodica attesa in vista del rientro di Aonzo nella sua città natale. Si voleva festeggiare Aonzo come il patriota cittadino che più aveva dato lustro a Savona durante i quattro anni terribili della Grande Guerra.
Busto realizzato da Anna Matola per l'Accademia Navale di Livorno
Busto realizzato da Anna Matola per l’Accademia Navale di Livorno

E Giuseppe Aonzo, alla fine, fece il suo rientro in città, arrivando, quasi alla chetichella, la sera del 4 luglio. Questa la cronaca, così come ce la fornisce “Il Secolo XIX” di allora.
«L’entusiastica manifestazione della cittadinanza a Giuseppe Aonzo
Savona, 5 luglio 1918. Proveniente da Ancona, col diretto di Genova delle ore 19,15, giungeva iersera improvvisamente ed inatteso, non avendo neppur preavvisato la sua famiglia, il giovane nostro concittadino signor Giuseppe Aonzo di Enrico, l’eroico compagno di Giuseppe Rizzo, il duce glorioso della gloriosissima gesta di Premuda. Egli giunse a Savona accompagnato dall’amico avv. Pinotto Rosselli, ufficiale di porto, il quale, assieme al collega Agostino Sguerzo reggente l’archivio notarile, saliti su d’una vettura e passando inosservati tra la folla dei viaggiatori, essendo l’Aonzo vestito in abito borghese, si avviarono al domicilio dell’eroe in via Montenotte n. 29, ove giunse inatteso e fu accolto festosamente dal vecchio genitore, dalla sorella, da una sua zia e da altri amici di famiglia. Ma la notizia dell’arrivo di Giuseppe Aonzo si sparse rapidamente per la città, specialmente sul corso Principe Amedeo affollato di pubblico che assisteva al concerto della banda militare del 41° fanteria per festeggiare la ricorrenza dell’anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. In tutti i crocchi di persone si sentiva ripetere e propagare la notizia dell’arrivo di Giuseppe Aonzo, mentre si esprimeva da tutti indistintamente il desiderio di vederlo e complimentarlo. I primi a recarsi a casa sua ad abbracciarlo furono il collega prof. Callandrone del “Lavoro”, lo scrivente e l’amico Agostino Sguerzo, i quali facendo dolce violenza al modestissimo eroe di Premuda, riuscirono a convincerlo ad uscir con loro perchè la popolazione ambiva di salutarlo. Non appena giunti sul Corso e la cittadinanza riconobbe Giuseppe Aonzo nella sua brillante divisa di ufficiale di Marina, col petto decorato dai nastrini della medaglia d’oro al valor militare, di quello di Cavaliere della Legion d’Onore di Francia, dell’Ordine di San Giorgio d’Inghilterra e della fascetta dei suoi tre anni di guerra, si improvvisò una imponente indimenticabile manifestazione in di lui onore, al grido di “Evviva Giuseppe Aonzo”, “Evviva gli eroi di Premuda”, alla Marina, all’Esercito, all’Italia. Questa entusiastica esplosione di gioia assunse man mano maggiore imponenza e grandiosità. Tutti andavano a gara nell’abbracciare e baciare il giovanissimo eroe savonese, mentre fragorose acclamazioni dicevano tutta l’ammirazione di Savona pel suo figlio diletto. Le signore lo salutavano sventolando i fazzoletti fra un delirio d’applausi. La musica militare suonò l’inno americano per festeggiare la grande nazione alleata nell’anniversario della sua indipendenza, eseguì pure gli inni patriottici, la Marcia Reale e gli inni delle nazioni alleate, accolti da applausi vivissimi».
A stento, Giuseppe Aonzo riuscì a raggiungere il vicino “Caffè Chianale”, ubicato tra corso Italia e via Astengo. Da qui si recò poi a casa di un suo caro amico, l’avv. Giuseppe Buscaglia. Lungamente chiamato dalla folla che si era assiepata lungo la strada e lo acclamava, Aonzo si affacciò allora da quell’abitazione e salutò tutti. In questo luogo lo raggiunse il Sottoprefetto Lops che si felicitò con lui. Subito dopo, accompagnato dagli amici, Aonzo si recò al “Teatro Wanda”, dove fu lungamente festeggiato, e infine nella casa di Giovanni Pratesi, proprietario dello “Splendid Bar” situato di fronte al Municipio cittadino (che, come si ricorderà, aveva a quel tempo la sua sede nel palazzo Gavotti, in piazza Chabrol), presso il quale era solito trascorrere le serate quando si trovava a Savona. Infine rincasò.
Nel pomeriggio del 5 luglio il Sindaco Flaminio Becchi, accompagnato dai membri della Giunta Municipale al completo, si recò a far visita a Giuseppe Aonzo per portargli il saluto della città di Savona e complimentarsi a viva voce con lui per l’eroica impresa di Premuda. Gli fu altresì comunicato che, nella mattinata di domenica 7 luglio, alle 11, in Municipio, alla presenza di tutte le autorità, si sarebbe tenuta una solenne cerimonia in suo onore.
La sera di sabato 6 luglio si svolse una festa al “Teatro Wanda” in omaggio a Giuseppe Aonzo. I palchi e la platea si presentavano al completo, pieni di gente. Giuseppe Aonzo entrò nella sala, accompagnato dal padre, intorno alle 21, mentre l’orchestra suonava la Marcia Reale, e prese immediatamente posto nel palco del proscenio, insieme ad altri ufficiali e rappresentanti delle autorità. La Compagnia Bracci, quella sera, rappresentava la commedia “Marito suo malgrado”. Al termine dello spettacolo, fu letta una poesia di Giovanni Bissi, soldato del 41° fanteria, scritta in onore degli eroi di Premuda. Commosso da tanto entusiasmo dimostrato nei suoi confronti, Aonzo ringraziò tutti con poche e semplici parole.
La mattina dopo, come previsto, alla presenza del Sindaco, dei rappresentanti della Marina, dell’Esercito, del Parlamento e del Governo, si svolse in Municipio la solenne cerimonia in onore di Giuseppe Aonzo. La Sala della Giunta si presentava riccamente adorna di trofei, di bandiere della Nazioni alleate, di piante e di fiori. Una folla di persone d’ogni ceto e condizione, fin dalle nove del mattino, aveva cominciato a radunarsi in attesa in via Montenotte, sotto l’abitazione dell’eroe, e nelle vicinanze del Municipio.
In alta uniforme da Sottotenente di vascello, col petto decorato dai nastrini della medaglia d’oro al valor militare, di quello di Cavaliere della Legion d’Onore di Francia, dell’Ordine di San Giorgio d’Inghilterra e della fascetta conseguita a seguito della sua partecipazione alla Grande Guerra, Giuseppe Aonzo giunse a palazzo Gavotti accompagnato dal padre Enrico, dal fratello rag. Giacomo, Ispettore della Società Italoamericana, dallo zio Giovanni Battista e dagli amici. Il suo ingresso nell’edificio fu accolto da un lungo e scrosciante applauso.
Dopo un primo saluto rivoltogli dall’Assessore anziano comm. Scotti in fondo allo scalone del palazzo civico, Giuseppe Aonzo fece il suo ingresso nella Sala della Giunta, venendo festosamente ricevuto dal Sindaco, dalla Giunta al completo e da numerosi consiglieri comunali. Tutti gli si fecero intorno per fargli le congratulazioni e stringergli la mano. Prese poi la parola il Sindaco Becchi che, tra gli applausi, salutò il «valoroso reduce di Premuda» a nome della cittadinanza savonese, manifestandogli tutto l’orgoglio e l’ammirazione di Savona e dell’Italia intera. Parlò poi il Generale Tamagni, Comandante il Presidio Militare, l’On. Giuseppe Astengo, il Sottoprefetto Lops, l’Ammiraglio Graffagni, Presidente della Lega Navale, il pubblicista Annibale Grasselli Barni e Giovanni Cabutto. Quindi, il Sindaco invitò Aonzo ad affacciarsi dal balcone del palazzo comunale per salutare la folla. Dopo esser stato presentato da Becchi con brevi parole, Aonzo ringraziò la gente che si era radunata nella piazza sottostante con voce commossa ma chiara e, dopo aver inviato un saluto ai soldati che stavano combattendo in quel momento, invitò tutti ad inneggiare al Re, all’Esercito, alla patria.
Copia della medaglia d'oro conferita a Giuseppe Aonzo
Copia della medaglia d’oro conferita a Giuseppe Aonzo

L’Amministrazione cittadina fece dono ad Aonzo di una medaglia d’oro. Nelle settimane successive egli ricevette inoltre una medaglia ricordo di San Giorgio donatagli dal Senatore Ronco, Presidente del Consorzio Autonomo del Porto di Genova. Su proposta di Giovanni Cabutto e patrocinio del Comune di Savona fu aperta una sottoscrizione pubblica per offrire a Giuseppe Aonzo una spada d’onore. Dal Circolo Sabatia ricevette infine una palma della vittoria.
In omaggio all’impresa compiuta da Giuseppe Aonzo, la Caserma di corso Ricci che fu costruita poco prima della Seconda Guerra Mondiale e che attualmente è sede della Polizia Stradale ricevette il nome di “Premuda” ed un pannello ad altorilievo celebrante la vittoria italiana fu applicato sulla facciata dell’edificio. Il nome di Premuda, inoltre, fu dato con delibera del Podestà del 6 giugno 1935 all’attuale via Bernardo Mattiauda, intitolazione che mantenne fino al termine della Seconda Guerra Mondiale.
Rientrato a Savona dopo la fine della guerra, riaccostatosi alla vita civile, Giuseppe Aonzo riprese immediatamente la via del mare viaggiando, per un certo periodo, al comando di navi mercantili.
Lapide realizzata da Renata Cuneo per il Regio Istituto Nautico
Lapide realizzata da Renata Cuneo per il Regio Istituto Nautico

La solenne cerimonia della collocazione di una targa monumentale in bronzo in quell’Istituto Nautico dove aveva studiato in gioventù avvenne mentre egli era lontano, in navigazione.
Giuseppe Milazzo
 

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