Carcare. A Carcare presso l’aula magna Calasanzio venerdì 18 alle 16 e a Cairo Montenotte presso Sala De Mari, Palazzo di Città, alle 20.30,presentazione del libro “I 31 Uomini del Generale Dalla Chiesa – Un maresciallo dei Carabinieri con Dalla Chiesa contro le Brigate Rosse”
Le memorie del maresciallo dei Carabinieri Antonio Brunetti, testimone eccezionale al servizio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa dal 1974 nel primo nucleo antiterrorismo. Per comprendere quanto la società e lo Stato siano in debito con questi uomini, modelli di convivenza civile.
Sarà presente l’Autore dell’opera autobiografica Antonio Brunetti, che fu giovane Comandante della Stazione Carabinieri di Carcare dal 1964 al 1966, insignito di onorificenza d’Onore, attualmente unica doppia medaglia d’oro vivente.
Presenterà il libro il Generale di Divisione, Vice Comandante delle Truppe Alpine e Comandante della Divisione Tridentina, Marcello Bellacicco, originario di Cairo Montenotte, dove ha vissuto parte dell’infanzia, insignito dell’Ordine Militare d’Italia e della prestigiosa Legione di merito del Congresso degli Stati Uniti.
Questo volume è dedicato a uno dei momenti più drammatici della nostra storia recente, la lotta armata, vista attraverso un testimone eccezionale, il maresciallo dei carabinieri Antonio Brunetti, medaglia d’oro per la sua attività contro l’eversione, che fece parte del primo nucleo antiterrorismo creato dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel maggio del 1974.
Si tratta di una memoria per certi versi sorprendente, non tanto per la dettagliata analisi dei fatti ai quali Brunetti ha partecipato, quanto per il fatto che per la prima volta emergono le dinamiche che portarono Dalla Chiesa a organizzare il nucleo originario di carabinieri addestrati a combattere il terrorismo e, soprattutto, le modalità di reclutamento e di operazione.
Furono trentuno i componenti di questo primo nucleo: persone che per anni hanno vissuto in stretta collaborazione con il Generale, rinunciando a una vita privata, tenendo le famiglie all’oscuro della loro attività, talvolta in contrasto con altri organi dello Stato che non li “riconoscevano” e neppure immaginavano l’importanza dell’azione intrapresa dal Generale.
Non c’è protagonismo, più o meno compiaciuto, in queste pagine: i sentimenti prevalenti sono il dolore per i colleghi caduti, lo stupore nel constatare l’assenza delle istituzioni, la rabbia per gli esiti giudiziari di molti terroristi da questi uomini assicurati alla giustizia, il rimpianto di non essere riusciti a vivere un po’ più assiduamente la vita familiare, l’impotenza di fronte alla scomparsa “inspiegabile” di documenti.






