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Festival di Sanremo 2018: Fiorello su tutti

 
Sanremo. Alla fine ha vinto lui. Fiorello irrompe sul palco dell’Ariston non alle 22.30 ma in prossimità del fischio d’inizio della 68° edizione del festival di Sanremo. Gag,sketch pungenti a cascata per “scaldare”il pubblico. Uno come lui trascina la folla anche con un semplice “Su e giù le braccia”come ai tempi del karaoke, tutti ridono e si muovono: anche quelli che hanno l’anca di titanio. Sale sul palco anche un”imprevisto in stile cavallo pazzo” che fa un appello al Sindaco e alla Procura: l’uomo viene portato via immediatamente e chissà se la cosa era organizzata per fare rumore. Non sarebbe la prima volta. Per Rosario Fiorello quasi mezz’ora di sketch: “Questo sarà il primo Festival in cui non si eliminano i cantanti ma il pubblico. D’altronde eliminano Facchinetti, tutti i negozi che vengono le tinture chiudono. Ho ascoltato delle canzoni. Il preludio di Chopin a confronto era samba”. L’incursione di Fiorello si conclude con un medley musicale. Poi, Claudio Baglioni dà il benvenuto ufficiale e sottolinea l’importanza delle canzoni con un monologo un tantino retorico perchè Sanremo è cosa per anime buone e allora non si può non parlare di poesia, sentimento, sensibilità.
Scenografia imperiosa, nell’auditorium del futuro come è stato ribattezzato Michelle Hunziker è vestita in lungo di nero e i due conduttori in rigoroso smoking.
Canzoni appena nate alle prime note in un contesto artistico che per espressa volontà del suo “dittatore” artistico è ricondotto alla sola dimensione artistica: niente astronauti, sportivi, famiglie extralarge sul palco. Solo musica e parole. L’amore, certo, ma soprattutto il racconto dei nostri tempi e una riflessione fatta in modi diversi sul tempo che scorre. Poche concessioni al gusto radiofonico compensato da una ricerca di qualità.
Apre la savonese Annalisa e non è male “Il mondo prima di te”, Ron presenta un inedito di Lucio Dalla, quindi Max Gazzè. Il ritmo torna altissimo con la seconda incursione di Fiorello che va a tappare il buco lasciato da Laura Pausini fermata a Solarolo da una laringite epocale che l’ha costretta a rimandare a sabato la sua esibizione. “Abbiamo qualcosa in comune: siamo nati tutti il 16 maggio. Laura nel 74′ Baglioni nel ’30 e io nel ’60” Fiore è implacabile: ” Facciamo parlare i giornali domani. C’è la par condicio? Chissenefrega. Su le mani chi voterà Pd. Su chi voterà 5Stelle. Su chi voterà il centrodestra, Berlusconi e company. Orfeo, tu non puoi alzare la mano tre volte eh” . La Pausini c’è ma al telefono :“Scusate la voce ma questo è il motivo per cui non sono lì. Verrò sabato, spero non con questa voce”. La gara prosegue con Ornella Vanoni, classe 1936, e una grinta invidiabile. Arrivano Fabrizio Moro ed Ermal Meta con un botta e risposta sul terrorismo: “Non mi avete fatto niente” è già candidata alla vittoria finale. Salgono sul palco Mario Biondi con il suo vocione intenso e greve; Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, Lo Stato Sociale, Noemi, I Decibel che a distanza di quasi quarant’anni passano da “Contessa…tu non sei più la stessa” a “Lettera dal Duca”, sempre di sangue blu stiamo parlando. Seguono Elio e le Storie Tese vestiti da emiri indiani alla loro ultima esibizione; Giovanni Caccamo, Red Canzian, Luca Barbarossa, Diodato e Roy Paci. Ultimi in ordine di esibizione: Nina Zilli, Renzo Rubino, Enzo Avitabile e Peppe Servillo. Infine, le Vibrazioni. Altri momenti clou la performance di Gianni Morandi con Tommaso Paradiso e il cast di “A casa tutti bene”, il nuovo film di Gabriele Muccino. La gara non gara si accontenta di una classifica molto provvisoria a fasce di gradimento che vede piazzati in zona blu (la più alta) Ermal Meta e Fabrizio Moro, Nina Zilli, Annalisa, Noemi, Lo Stato Sociale, Gazzè e Ron Festival senza eliminazioni eccellenti e gli ohhhhhhhhhhh del pubblico è come una bottiglia di Perrier senza bollicine. Ma intanto una certezza c’è: e’ tornato Peppe Vessicchio!
 
 
 

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