I giornali, periodicamente, si occupano delle dichiarazioni dei redditi dei pubblici amministratori. Quelli che siedono nei consigli comunali e nelle giunte, prima di tutto.
E’ una forma di perverso voyeurismo che fatichiamo a capire. Quasi ci fosse una relazione tra quanto uno guadagna e quanto è bravo ad amministrare.
Un tempo, i nostri vecchi, ci spiegavano che di soldi non è bello parlare. Di quanto si guadagna, di quanto si spende. Erano cose che attenevano alla sfera privata – e pudica – dell’individuo.
Anche perché, fino a prova contraria, tutti siamo onesti e paghiamo le tasse.
Invece oggi si sguinzagliano poveri giovani giornalisti a caccia delle dichiarazioni dei redditi di questo o quell’altro amministratore. Un lavoro triste, e assai poco dignitoso.
I responsabili dei giornali opineranno che l’amministratore pubblico, proprio per il ruolo che riveste, deve essere trasparente in tutto. A partire da quanto guadagna.
Il ragionamento non farebbe una grinza, se ci si occupasse anche dei redditi di tutti gli altri che hanno – in un modo o nell’altro – un ruolo pubblico.
Cominciando dai giornalisti.




