Savona. Luisa Bonello, il medico di famiglia suicida il 19 settembre di 3 anni fa nella sua abitazione di via Genova, si fidava ciecamente dell’ispettore ora ex: è stato infatti sospeso dal servizio alla polizia postale Alberto Bonvicini. La donna che negli ultimi mesi di vita era apparsa ai suoi amici molto preoccupata in un testamento redatto prima di morire avrebbe espresso la volontò che fosse lui ad indagare nel caso fosse accaduto qualcosa. Il particolare è trapelato durante l’udienza preliminare al termine della quale Alberto Bonvicini è stato rinviato a giudizio con le accuse di omicidio colposo, circonvenzione di incapace, truffa e falso.
E’ stato il difensore, Cesarina Borghini a fare riferimento alò testamento della dottoressa. “Date questa lettera a Bonvicini affinché indaghi e mi faccia giustizia” avrebbe scritto sul documento la dottoressa Bonello. Una frase che ha spinto Bonvicini a voler andare avanti nel processo evitando il patteggiamento. A processo insieme a Bonvicini anche l’ex marito della donna il medico Mauro Acquarone che come Bonvicini deve rispondere di omicidio colposo per la morte della donna. Secondo la procura non avrebbe impedito che il medico tenesse in casa diverse armi, tra cui la pistola con cui si era sparata.





