Vado Ligure. Forse un ferragosto incerto come questo i lavoratori dello stabilimento Bombardier non lo avevano mai vissuto. Al lavoro in questi giorni ci sono solo 3 dipendenti su 170 e chi è a casa non è in vacanza ma in cassa integrazione. Eppure i sindacati in vista del vertice al ministero dello sviluppo dell’8 settembre prossimo non vedono affatto nero per il futuro.
“Il mercato delle produzioni ferroviarie è in fermento – spiega Bruno Martinazzi – della Rsu – Fiom – Cgil. Per uscire dalla crisi dobbiamo centrare la commessa per 60 Dc 3 a corrente continua e 40 multisistema e poi dobbiamo concretizzare la produzione a Vado delle carrozze di testa dei 350 treni regionali che Hitachi dovrà costruire per Trenitalia”.
In prospettiva Trenord ha bisogno di 160 convogli per la Lombardia e Bombardier ha bisogno di partner: “Hitachi non ha altri stabilimenti in Europa – dice Martinazzi – noi siamo una realtà italiana valida. Non vedo perché non si possa collaborare dopo l’alta velocità anche per i treni a trazione distribuita diesel (c’è in piedi una commessa da assegnare da 135 convogli). Diversamente sarebbero i potenti cinesi ad avere la meglio”. Una forte coesione tra aziende che operano in Italia nel mercato ferroviario dunque per ridurre rischi di impresa, incrementare gli utili e bloccare il più possibile la concorrenza extraeuropea e della Cina in particolare che anche su questo versante si fa sempre più presente e temibile.
“Loro possono contare sugli aiuti di Stato, hanno un mare di denaro fresco e l’unica alternativa per non sparire e mantenere l’occupazione nei nostri Paesi è quella di creare joint venture e reti di impresa tra soggetti che operano sugli stessi territori e con medesime finalità commerciali e tecnologiche”.






