Cultura e Spettacoli In Primo Piano

Il debutto del Festival: Al Bano e Mannoia passano

Sanremo. I mantra del Festival: il red carpet dove gli acchiappa autografi hanno acquisito la dignità di categoria al pari di quella dei Ghostbusters e dei cercatori del Sacro Graal; la parola kermesse regina delle conversazioni colte, abusata perchè fà raffinato e i collegamenti con Vincenzo Mollica dal balcone con vista su Corso Matteotti. Il Festival comincia al buio con l’omaggio a Luigi Tenco di un Tiziano Ferro in total black che esegue “Mi sono innamorato di te”. L’interpretazione è memorabile, la commozione naturale conseguenza. L’Ariston ha il vestito buono, l’abito di festa. Il palco Sembra una muisc hall: scenografia verticale, avvolgente. La Roma spiana la Fiorentina ma Carlo Conti sembra non saperlo: entra, fa suo il palco, lo domina. Le scale ci sono, lui le scende la De Filippi no. Anche lady Mediaset è in “total black”, si presenta tesissima e parla con un filo di voce, il pubblico che ha davanti non è quello di Uomini e Donne e lo capisce in un lampo. La gara parte cantano Giusy Ferreri, Fabrizio Moro, Lodovica Comello, Elodie, ma non se ne accorge quasi nessuno. il primo brivido tuttavia non lo procura una canzone ma gli eroi non per caso quelli che la De Filippi chiama “gli eroi di tutti i giorni: uomini e donne” di Guardia di Finanza, Protezione civile, Soccorso Alpino, Esercito e Vigili del fuoco impegnati nelle difficoltà quotidiane della tragedia del centro italia.
Il Crozza-moment si consuma in una copertina graffiante e ironica quanto volete ma senza quell’intensità tipica del comico di casa nostra. “Volete fare la vera beneficenza? Pagate le tasse”; un rigurgito risorgimentale cavouriano lo spinge a dire :”Riportiamo la capitale d’Italia a Torino”. Canta la Mannoia e arriva inattesa la stecca ma la sua “Che sia benedetta” è stata accolta da un’ovazione corale del pubblico. Non che significhi molto ma le proiezioni dell’applausometro dell’Ariston marcano un discreto vantaggio che potrebbe essere già un’investitura. Delude Al Bano. “Di rose e di spine” è una romanza a metà tra Puccini e Mascagni. L’infartone di dicembre lo ha segnato, gli acuti di un tempo non ci sono più se non al prezzo di una faticaccia immonda.
Ancora ospiti: Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Canta Clementino, il suo non é un genere propriamente sanremese ma gli  va riconosciuto il merito di avere proposto un testo senza le mielose assonanze cuore-amore, “Storie di ragazzi fuori” è una descrizione efficace di un certo disagio sociale di cui sono impastate le periferie delle città.  C’è anche Ricky Martin, desaparecido tornato improvvisamente di moda. E’ sempre travolgente, reattivo con i suoi successi dà una svegliata al pubblico che alle 23.40 è sull’orlo dell’abbiocco. L’undici di partenza lo chiude Ermal Meta con “Vietato morire”. Televoto ed esiti. Entrano nel girone dei pericolanti: Clementino, Ron, Giusy Ferreri.
 

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