Economia

Tirreno Power. Sindacati chiedono più lavoratori per il Turbogas

Vado Ligure. Se fino al sequestro giudiziario dei due gruppi a carbone all’interno della centrale Tirreno Power lavoravano 800 persone, tra dipendenti diretti, erano 200 e indiretti circa 600, ad oggi, su 114 in cassa integrazione straordinaria per un anno,nel sito termoelettrico, lavorano appena 40 persone. Un dimagrimento notevole avvenuto in soli tre anni, dal marzo 2014, quando intervenne la procura savonese con l’inchiesta sui risvolti di tipo ambientale e sanitario che i due impianti a carbone avrebbero procurato e che ancora oggi, dopo anni di crisi economica complessiva del territorio, pesa come un macigno nel complesso del patrimonio industriale ancora attivo nel Savonese.
I sindacati, nonostante i recenti accordi per la cassa straordinaria, ritengono che il personale tutt’ora impegnato sull’impianto a turbogas sia troppo esiguo e puntano a portarlo almeno a 70 unità. Di questo si parlerà giovedì prossimo in un incontro tra sindacati e azienda previsto a Roma. Una lunga vicenda quella della centrale di Vado che parte da lontano, ancora prima del sequestro cautelativo di tre anni or sono, quando, già nel 2007, si parlava di forti investimenti per 1,5 milioni di euro che l’azienda avrebbe fatto, ammodernando con le migliori tecnologie disponibili gli impianti esistenti e costruendo un terzo impianto a carbone anche quello con tecnologie, si diceva, all’avanguardia. Un passaggio questo mai digerito dal territorio e dagli ambientalisti in particolare che hanno sempre ritenuto un grosso problema quello del carbone su Vado.
Poi gli esposti e le indagini e un procedimento che ancora oggi resta aperto con tanto di sequestro dei gruppi vecchi di più di quarant’anni. E se per qualcuno si potrebbe aprire qualche spiraglio con assunzioni in altre parti d’Italia nelle due società che compongono il gruppo Engie e Sorgenia, la maggior parte dei lavoratori attende di capire come saranno reimpiegate le aree del sito vadese. Il gruppo ha in mente, almeno da un anno, un piano di riconversione, ma ad oggi, anche se c’è chi giura che alla fine consentirà non solo di riassorbire i posti persi ma anche di crearne di nuovi, non è ancora chiaro quali siano i soggetti che ne faranno parte e in quanto tempo sarà completato. Il 2017, in questo senso, potrebbe essere un anno decisivo. Dell’intenzione di investire su Vado ha parlato in questi giorni anche il direttore generale di Tirreno Fabrizio Allegri durante un incontro con il nuovo vescovo mons. Gero Marino.
I sindacati mantengono un atteggiamento piuttosto critico e auspicano che almeno nell’immediato qualche unità in più possa tornare a lavorare in centrale. Edo Pastorino afferma: “Questo doveva essere un anno di sperimentazione e di passaggio dal vecchio al nuovo. Ma 40 persone impiegate nel turbogas ci sembrano comunque poche. ne servirebbero almeno 70 per garantire maggiori livelli di sicurezza e di efficienza interna” E riferendosi alla perdita di occupati sempre Pastorino ha aggiunto: “E’ stata una delle peggiori crisi sociali e produttive degli ultimi trent’anni”.

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