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Il "solito" Pd affronta il referendum – anche a Savona – dando l'idea di essere disunito e riottoso. L'improvvida auto-candidatura di Vigliercio mette in difficoltà tutti e Arboscello deve gettare acqua sul fuoco

C’è qualcosa, nel Pd, che ormai ha i tratti della patologia. Sia a livello nazionale che su scala locale.
Non appena si avvicina una competizione elettorale – in questo caso l’imminente referendum costituzionale – ecco che il partito, invece di provare a trasmettere all’elettorato un senso di serenità, di consapevolezza delle proprie ragioni e, soprattutto, invece di attenuare la sensazione di essere sempre, di fronte alle grandi sfide, un partito diviso e talvolta disorientato, ecco che – al contrario – divisioni e disorientamenti diventano temi da dare in pasto ai giornali.
E, dunque, anche a quel che resta della pubblica opinione.
Ma andiamo con ordine.
Domenica, sul quotidiano “La Stampa”, il segretario provinciale del partito, Fulvio Briano, rilascia una battagliera intervista titolata dal giornale: “Facile risanare lasciando morti sul campo”. La critica all’amministrazione Caprioglio è evidente. E, dobbiamo dire, anche piuttosto efficace.
Un eccellente pezzo, dunque, in vista del referendum che, non a caso, viene evocato con qualche timore proprio dal segretario Briano.
Per una coincidenza a dir poco sospetta, sull’altro quotidiano cittadino, “Il Secolo XIX”, ecco comparire un’intervista a Giacomo Vigliercio, stimato medico del Santa Corona, il quale, con tutta evidenza, pone la propria candidatura alla guida del Pd post-Briano (e post-referendum).
Per chi legga i giornali al bar – dove ci sono, di solito, tutti e due – la situazione del Partito democratico emerge in tutta la sua plastica drammaticità.
Infatti, l’intervista di Vigliercio scatena – nel partito – l’iradiddio, e costringe il pacato Roberto Arboscello, sindaco di Bergeggi e pure lui autorevole candidato alla segreteria a dire che così non va, che le auto-candidature creano problemi, che i candidati saranno comunque più d’uno (oltre ad Arboscello e Vigliercio, almeno Mauro Righello) e che sarà l’assemblea sovrana a decidere a chi toccherà la guida del Pd savonese.
Arboscello, cerca, dunque, di gettare acqua sul fuoco, ma ormai il danno (non da lui) è fatto.
Ecco il “solito” Pd, si sente dire nei bar e nei salotti cittadini, a pochi giorni dallo storico voto del 4 dicembre si ripresenta spaccato e, forse, pure vittima di qualche lotta intestina.
Briano dice che se vincerà il “no” ci sarà una fase di grande instabilità.
Nel Pd, a quanto pare, l’instabilità è, oramai, la norma.

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