Savona. “Una piattaforma di rilancio di un territorio che pur essendo cerniera economica importante tra Francia, Spagna e Piemonte, sta vivendo da un ventennio una situazione di forte deindustrializzazione e delocalizzazione peggiorata notevolmente dalla crisi del 2008 – 2009 – 2010, ma anche da particolarità locali che, ad oggi, non sono state ancora superate”. Questo il contenuto di una riflessione del segretario generale della Cisl per Savona – Imperia Claudio Bosio a margine degli Stati generali convocati dai tre sindacati Cgil – Cisl e Uil per questa mattina presso la scuola edile per presentare le iniziative comuni intorno al decreto per crisi di area complessa varato dal governo per il Savonese il 21 settembre scorso, quattro giorni prima del varo della riforma del jobs act. “Purtroppo – afferma Bosio – veniamo da un lungo percorso che comincia fin dagli inizi degli anni Novanta quando fu chiusa l’Acna di Cengio, azienda che per molti anni ha dato lavoro a molte famiglie ma ha anche creato un forte impatto sociale ed ambientale nella vallata.
Poi siamo arrivati alla bonifica delle sue aree a partire dal 1999 con la proprietà Syndial ma non solo. Abbiamo dovuto affrontare crisi pesanti come quella di Ferrania. Abbiamo però firmato anche accordi di programma come quello del 2006 e del 2014, abbiamo visto anche nascere iniziative interessanti come ad esempio l’Ips, insediamenti produttivi savonesi, oggi purtroppo, almeno in apparenza su un binario morto, ma è mancata una cabina di regia che ci aiutasse a fare marketing territoriale e a riqualificare quei 15 milioni di metri cubi di aree industriali e post industriali disponibili per nuovi investimenti, nuove produzioni e nuovi posti di lavoro”. Cosa cambia quindi con il decreto di area complessa?:”Cambierà molto – afferma il segretario Bosio – solo nella misura in cui si sapranno attrarre investimenti e si agganceranno opportunità importanti, dal termine della costruzione della piattaforma Maersk al raddoppio della ferrovia con il Ponente. Sia ben chiaro: i denari sul piatto oggi, che siano di origine regionale, di governo o europea non bastano e serviranno ulteriori sforzi per trovarne degli altri e per trovarli dovremo far capire agli imprenditori interessati che questo territorio offre carte importanti. Intanto gli incentivi a produrre, aree di pregio che possono ospitare sia imprese di filiera di dimensioni di scala più ampia sia piccole imprese, un sistema logistico e di collegamenti ferroviari importanti e la possibilità di fare ricerca in collaborazione con l’università”.
Bosio aggiunge: “Noi in questa innovazione e in questo rilancio complessivo del territorio non solo vogliamo esserci ma intendiamo dare come sindacati un contributo importante. Una cosa è certa non è più tempo per rinvii e per ripensamenti. Dobbiamo andare cauti ma spediti perché il mondo che ci circonda corre a velocità doppie se non triple rispetto a questo territorio. I tempi sono anche maturi per sviluppare segmenti produttivi fino ad oggi un pò meno considerati rispetto all’industria, parlo dell’agricoltura nell’area ingauna, dell’artigianato, del turismo e del commercio. Con le necessarie innovazioni possono diventare colonne importanti della futura impalcatura economica del Savonese”.
Come usciremo dunque da questa impasse ventennale?: “Non possiamo pensare di uscirne più forti – ha detto Bosio. Saremo sicuramente più deboli ma un fatto è certo, da questa grande e lunga crisi dobbiamo uscire tutti insieme con le nostre gambe e non solo. Non sarà lo sforzo di un mese, di una settimana o di un anno, ma un processo lungo e faticoso che potrebbe dover richiedere anni prima di dare dei risultati. Ma se non cominciamo ad imboccare una via virtuosa, il rischio concreto sarà quello di avere intorno a noi sempre più anziani da assistere senza risorse e sempre più giovani che scelgono di andarsene impoverendo culturalmente e socialmente il territorio senza la possibilità concreta di offrire invece un contributo fattivo ai nuovi asset che avanzano e che dopo l’uscita di scena della filiera del carbone di Tirreno significano sviluppo su trasportistica e linee del vetro che riguardano Piaggio, Bombardier e i siti di produzione vetraria e dell’automotive della Valbormida”.




