La scena che abbiamo osservato uscendo, come facciamo di solito, da Sherwood, non merita un pezzo di cronaca.
Ma un commento sì.
Siamo in un quartiere popoloso e decentrato della città di Savona. Una piccola auto è parcheggiata in un evidente divieto di sosta, con la poppa che sfiora un passaggio pedonale e, per giunta, all’imbocco di una strettoia.
Il vigile urbano – un tipo alla Becker e Poncherello (quelli di Chips) – interviene.
Nei pressi dell’utilitaria ci sono sia il guidatore che la sua animosa accompagnatrice.
Il vigile urbano (che peraltro sovrasta di un buon mezzo metro l’indisciplinato automobilista) mantiene la calma e spiega che lì la macchina non ci deve stare e che lui è tenuto a fargli la multa.
Discutono – faccia a faccia – e il vigile continua a mantenere il controllo, nonostante l’accompagnatrice dell’automobilista (sempre più animosa) cominci ad inveire contro di lui e ad invocare – addirittura – l’intervento dei carabinieri.
Neanche il vigile fosse un agente del nemico.
Nei quartieri di Savona scene di questo tipo sono all’ordine del giorno.
Una multa, per gente che guadagna poche centinaia di euro al mese, può essere un dramma. E di questo siamo consapevoli.
Ma la violenza (anche se spesso solo verbale) sta passando il limite. A Savona.
Per questo i vigili urbani fanno le multe di nascosto. Soprattutto quelli che non hanno il fisico dei Chips.
A questo punto, dall’ombrosa Sherwood, parte una proposta: E se i vigili urbani avessero “per legge” il fisico di Becker e Poncherello?
Sarebbe una discriminazione nei confronti dei brevilinei e dei segaligni?




