Pochi sanno che la coppa alzata per anni dalle squadre vincitrici dei mondiali fu prima rubata e poi trasformata… in lingotti d’oro rivenduti.
Quando Jules Rimet decise di dar vita al Campionato del mondo, nel 1928 diede incarico ad Abel La Fleur, di realizzare un trofeo che celebrasse la kermesse. Influenzato dal liberty e dall’art déco propose il suo progetto: una statua rappresentante una vittoria alata che regge una coppa ed appoggiata ad un piedistallo di marmo a base ottagonale. La coppa fu messa in palio la prima volta a Montevideo nel 1930 dove rimase per quattro anni in seguito alla vittoria dell’Uruguay. A Roma soggiornò dal 1934 dove rimase per molto tempo. Proprio qui il trofeo visse il primo dei suoi momenti difficili.
Allo scoppio della guerra, nel 1939 (l’Italia vi entrò nel 1940), la Coppa Rimet era a Roma in quanto l’Italia ne era stata l’ultima vincitrice acquisendo il diritto di tenerla presso di sé sino al momento di consegnarla alla Nazione che avrebbe organizzato il Mondiale successivo. I due chili di oro erano appetiti dall’industria di guerra italiana. Non passò molto tempo che partì l’ordine di recuperarla ad ogni costo. La soluzione del problema viene affidata ad SS e Gestapo. Il trofeo era nascosto in casa di Ottorino Barassi che riuscì a convincere i tedeschi che la coppa l’avevano trasferita a Milano i funzionari di Coni e Federazione.
Non è finita. Marzo 1966, l’Inghilterra ha avuto l’incarico di organizzare i Mondiali e per clebrare l’avvenimento, organizza una mostra di francobolli sportivi. Insieme ai francobolli viene esposta anche la coppa che viene puntualmente rubata il 20 marzo. Scotland Yard è a disagio, non riesce a trovare il colpevole. Un giorno però nella sede della Football Association, arriva una lettera anonima: al suo interno, la proposta per una trattativa e un piccolo frammento del basamento di marmo. Ma il colpo di scena è dietro l’angolo. Un cane mentre è fuori col suo padrone comincia ad annusare un pacco, ne strappa la carta di giornale con cui è avvolto e ne mette a nudo il contenuto: la Coppa.
Diciassette anni dopo però la storia si ripete: due rapinatori, la sera del 19 dicembre 1983, fanno irruzione nella sede della Federazione brasiliana e rubano la coppa dopo avere immobilizzato e minacciato il custode. L’allarme scatta a notte fonda, la sola cosa che ancora manca è la certezza che l’oro del trofeo sia stato fuso, il che avviene alcuni giorni più tardi quando la polizia comunica ufficialmente che, trasformati in lingotti, i 1800 grammi d’oro più famosi del calcio sono stati fusi e venduti. Ciò che non era riuscito alla Gestapo riuscì a due semplici malfattori.



