Psiche&logicamente

Don Ghilardi e Paralimpiadi

Don Ghilardi e Paralimpiadi
Abbiamo paura a chiedere agli altri come stanno per non doverci occupare di loro, se siamo informati da terzi preferiamo pensare di non esser sufficientemente competenti perchè così rimaniamo tranquillamente nel nostro recinto personale , abbiamo talmente paura di partecipare che perdiamo l’uso della parola e restiamo anche per tutta la durata della vita dietro un muro che  ci ripari
pensiamo che quelli che si espongono siano fuori di testa o super dotati di poteri particolari, perchè é un pensiero comodo.
Non biasimo ma mi intristisco, se poi scrivo e non ottengo risposta al momento rimango delusa e mi arrabbio:  lo so che faccio del male a me stessa, ma non voglio rinunciare ad essere viva nel bene e nel male, passando dalla possibilità di cambiamento.
Dal cambiamento rompendo schemi rigidi é passato sicuramente Don Ghilardi:  uomo talmente semplice e di una consistenza unica che bastava guardare negli occhi per trovare dentro la forza di attivarsi e di fare qualcosa per gli altri.
Non credo abbia avuto vita facile nella scelta che ha fatto di farsi carico e di occuparsi dei suoi ragazzi; perché solo che a livello materiale dover andare per uffici a parlare con giudici, assistenti sociali, maestre , professori, etc etc c’è da uscirne di testa per incrociare i vari orari e assenze varie di interlocutori dall’altra parte, ma lui non si è mai arreso!
Ha costruito per i suoi ragazzi una base sicura, principalmente di affetto e di  pensieri adeguati per crescere con il senso di valore e di fiducia in se stessi; ma anche una base fisica, una dimora ed una progettualità futura che talvolta neanche il genitore migliore ha voglia e capacità di garantire ai suoi stessi figli.
Lui poteva contare sulla sua forza speciale personale (che solo in pochi riescono a sviluppare) e sulla rete di persone che aveva a collaborare  con lui.
Quando varcava la soglia di certi edifici immagino gli scongiuri o le giustificazioni varie che debbano avergli presentato,  ma lui con umiltà cercava sempre una spiegazione , riusciva anche ad ottenerla, perchè quando si è mossi da passione vera non ci si arrende. Diventa inevitabile andare avanti e proseguire per percorsi impervi, perchè è come se dentro si sviluppasse la certezza di una meta, l’anticipazione – prima visualizzata-  poi sempre più concreta del traguardo ( pur con tempi anche lunghi).
Certe realtà esistono solo grazie a persone come Don Ghilardi,  non era sostituibile, certi tipi di fatica sono solo in grado di sostenerle persone come lui, gli altri non riescono a competere.
Gli atleti delle Paralimpiadi sono gli unici in grado di stare sulla stessa linea di Don Ghilardi. Uomini e donne che non meriterebbero neanche di stare sulla linea di noi esseri umani: forse è un pensiero troppo forte!
Gli atleti sono la dimostrazione che esista la resilienza quale caratteristica anche umana di reagire alle avversità della vita, agli eventi traumatici, non solo riuscendo a fronteggiarli e superarli, ma addirittura a dare inizio ad una fase positiva della loro vita.
Non si tratta solo di capacità sportive che comunque richiedono attenzione e dedizione duratura nel tempo, ma di saper resistere e contrastare tutta una serie di ostacoli e menate varie della vita quotidiana, dove altri lasciano perdere.
A loro va la mia attenzione ed ammirazione quale esempio sublime da seguire nella vita: non esistono i super eroi ma loro hanno dimostrato che si possono affrontare i cambiamenti ed ottenerne anche un riconoscimento, che esporsi all’attenzione di tutti permette la conoscenza, che confrontarsi – integrasi ed allearsi favorisce il progresso della nostra umanità diversa.
<Altrimenti se non ce la sentiamo … ># si può sempre fare la fila per usare la tazza d’oro
di Cattelan al Guggenheim, dimostrando già una predisposizione a seguire qualcosa di diverso.
 
 

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