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Terremoto: in campo anche l'artista Simona Bellone

MIllesimo. L’artista millesimese Simona Bellone esprimendo tutta la sua solidarietà alle vittime del recente terremoto in Centro Italia ha lanciato un messaggio letterario e ha scritto la ricetta della famosa amatriciana.
“Il dolore che i terremotati del centro Italia stanno passando in questi giorni, a fatica troverà nel tempo la rimarginazione di ferite incolmabili, non solo per le proprietà perdute da ricostruire per ricostruire una propria identità patrimoniale, ma soprattutto per ristabilire un contatto spirituale spezzato con gli affetti lacerati.

Tutti abbiamo sentito il dovere di essere vicini a queste famiglie disperate, che avranno non solo bisogno di assistenza primaria finanziaria e di beni di prima necessità, ma anche di un conforto morale, perché il tempo non cancelli questo dolore abbandonandoli nella loro disperazione.
L’identità patrimoniale e il valore storico di un paese antico, ricco di memorabili tradizioni e vicende personali, è indispensabile decantarlo per i posteri con la letteratura, perché non si affievolisca mai il suo ricordo.
Numerose e lodevoli sono le iniziative italiane per la raccolta fondi come la campagna grrastronomia solidale, lanciata da Slow Food con lo slogan #UnFuturoPerAmatrice alla quale anche l’associazione culturale caARTEiv aderisce simbolicamente immortalando in versi in romanesco la vera ricetta dell’Amatriciana, secondo piatto internazionale conosciuto al mondo dopo la pizza.
Analizzando la storia di questa ricetta, nel tempo e nel mondo, non tutti conoscono i veri ingredienti soprattutto per realizzarne il sugo fedele alla sua identità originaria, tanto che molti chef ne realizzano diverse versioni personali aggiungendo gusti diversi al sapore originario.
Ecco qui sorridendo in rima in romanesco gli ingredienti che occorro per la vera Amatriciana e video lettura:
https://www.youtube.com/watch?v=xX46awwVkCI”
Questione de vera Amatriciana
Si pe’ sfizio, te voj fa’ principino de la cucina italiana saputello
ce devi da sape’, come bene mescola’ er sugo e affila’ er cortello,
pecchè pe’ pranza’ da nobile co’ vera gajarda e bona Amatriciana
nun  se po’ lassalla fa’ toppata nova da foresto alla matta carlona.
Pe’ primo devi d’avecce cor  fratello strutto er blasonato guanciale
da taja’ fino a pezzetti d’arrosola’n tiella callo, come’n gran signore,
pe’ secondo, devi da ‘mpasta’ a mano la pia acqua co’ la santa farina
e taglia pe’ seccalli, cugini spaghetti, bucatini e vermicelli de matina.
Ma si nun stai accorto a sentì la fiaba stellata der vero amatriciano,
‘sta pasta cotta cor sale marino, è n‘artro piatto bono ma profano.
L’orgojo pecoraro d’Amatrice pe’ fa storia der monte contadino,
sta nell’nfocato bacio co’ l’amante peperoncino e gioconno pecorino.
Co’ le mode de città l’hanno maritata dorce pure cor pio pomodoro,
pe’ nun scorda’ de’nsapori’ cor nonno pepe de gricia profumo d’oro.
Si te vie’ voja de don parmigiano, gaio vino, zio ajo e sora cipolla,
ecchite qua, che la prelibbata novella antica nun è più quella bella.

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