Gianni Gigliotti resterà nella memoria di tanti.
Perché era il filatelico e il numismatico di Savona, perché nella sua fantastica bottega di piazza dei Consoli vendeva di tutto – dai vecchi albi di Tex ai “macachi” per il presepe, oltre ai francobolli e le monete – e perché era un vero appassionato della sua città, Savona.
E poi perché era un poeta.
Qualche settimana fa mi era arrivato, in una busta, il suo ultimo libro: “La zattera”. Lo aveva firmato con un pudìco prseudonimo, Sir John. Chissà perché.
Il libro contiene poesie molto belle e molto intime (ecco, forse, il motivo dello pseudonimo).
Nel biglietto d’accompagnamento, mi parlava di un “capriccio letterario”. Quasi a prenderne le distanze, ancora una volta per pudore. Però mi autorizzava, se ne avessi avuto l’occasione, ad utilizzare i suoi scritti per uno spettacolo.
Chissà, forse un giorno o l’altro lo ricorderemo proprio con uno spettacolo, il filatelico Gigliotti. E leggeremo le sue bellissime poesie.
L’ultima della raccolta è il suo testamento. Mi impressiona rileggerla adesso che se n’è andato. S’intitola, non a caso, “L’ultima sera”.

Prima o poi la mia cesta di aragoste sarà vuota
in fondo è solo un arrivederci
non c’è approdo che non trovi il suo porto
nella vela stinta della mia zattera
avvolgetemi nell’ora dell’ultimo navigare
e dolcemente affidatemi alle profondità del mare
e poi vi prego amici miei non rattristatevi
solo le mie poesie affidate al vento
come voli di gabbiani nel tramonto della sera.
L’ultima volta che l’ho visto, da lontano, spingeva il passeggino della sua nipotina. Vicino a lui, sua figlia.
L’ho guardato passare e non mi sono avvicinato e non l’ho salutato. E un po’ mi dispiace.
E non ho fatto in tempo a ringraziarlo del libro.
Lo faccio adesso.
Ferdinando Molteni





