Danilo Bruno è un ambientalista storico, un uomo colto e sinceramente appassionato. Uno di quelli che ha vissuto la nascita, l’ascesa e anche – per alcuni aspetti – l’attuale crisi della cultura verde (almeno in politica). E che dei Verdi, a Savona, è sempre stato un solido punto di riferimento.
Qualche mese fa ha deciso di scendere in campo portando la sua compagine all’interno della lista “Savona Bella” di Giampiero Aschiero.
Già il nome da pizzeria doveva insospettirlo.
Lo ha fatto credendo che le sue istanze sarebbero state rappresentate da quell’armata brancaleone apparentata alla lista, di ben altro tenore, della mite ma determinata Daniela Pongiglione.
Ha fatto un grave errore.
E se ne sta accorgendo in queste ore. Aschiero (sedicente capo dell’armata), non appena recuperato un straccio di visibilità nella politica locale, ha cominciato a muoversi come ha sempre fatto: in totale e interessata autonomia.
Del resto, che dire di un consigliere comunale uscente della maggioranza di centro-sinistra che, ancora in carica, comincia a fare campagna elettorale contro l’alleanza che fin lì aveva sostenuto?
Come fidarsi di un tipo così?
Non solo. Ora, in dispregio a tutti gli accordi con i suoi e con la Pongiglione, ha cominciato a flirtare niente meno che con la candidata del centro-destra.
Danilo Bruno, che è una brava persona, ha pagato l’ingenuità tipica delle brave persone. E ha fatto un errore madornale: credere al voltagabbana per eccellenza della politica savonese, Giampiero Aschiero.
Un tempo la fedeltà era un valore, e noi a Sherwood la pratichiamo ancora.
Nella piccola città di Savona sembra, invece, essere diventata un optional.
Anche se a praticare il trasformismo, al momento, sono unicamente persone di scarsa tempra e irrilevante valore politico, come l’avventurato Aschiero e il suo degno compare Carlo Frumento (anche lui fino a ieri in maggioranza ed ora corso in soccorso della bella Ilaria).
Sarebbe bello, tuttavia, che la brava Caprioglio finalmente si ricordasse del sommo Jannacci e alla domanda: “Vengo anch’io?” rispondesse finalmente: “No, tu no”.




