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Dichiarazione d'amore per Marco Ravera e considerazioni sul senso dell'umorismo della sinistra

A Sherwood non c’è campo. Dunque non possiedo internet e questi brevi scritti vengono vergati con la penna, su carta di fortuna, e affidati ad un messaggero. Poi la redazione provvede a metterli in rete.
Dunque, non leggo i commenti che i miei scritti suscitano. Me li riferisce quello stesso messaggero, di ritorno dalla città di Savona.
La riflessione che ho scritto sull’atteggiamento autolesionistico di Rete a Sinistra di Marco Ravera ha scatenato un discreto vespaio.
Ne sono molto soddisfatto. Del resto, si scrive anche per questo. Per essere letti e commentati.
Mi ha colpito l’atteggiamento di Ravera, che ha detto di aspettarmi, per una sfida a randellate, in una qualche periferia urbana. Lui sa che cosa è l’ironia (e conosce l’uso delle metafore) ed ha risposto ad una battuta con una battuta.
Mi ha colpito, altresì, l’atteggiamento di tanti sostenitori di Ravera, che hanno pensato che io, un povero frate, invocassi davvero una punizione corporale ai danni del capo della sinistra savonese.
Pensate: Luca Martino che, brandendo una mazza chiodata, in un buio anfratto di via Untoria, aspetta Ravera per fargliela pagare. Oppure Barbara Pasquali che tende la sua trappola in vico della Mandorla e l’agile Fulvio Briano che salta addosso al malcapitato. O, ancora, il prode Federico Larosa, ancora accecato dal deludente risultato elettorale che, insieme all’altrettanto segaligno Livio Bracco, mette all’angolo il pur giovane segretario neo-comunista.
La prospettiva è terrorizzante e pare che Ravera abbia perso il sonno per questo.
In realtà, cari amici, il buon Marco se la ride, almeno della metafora del randello, preoccupato com’è di come andranno a finire le cose. A Palazzo Sisto.
A me preoccupa, invece, la desolante mancanza di senso dell’umorismo del mondo politico.
Un tempo era la destra a non saper ridere (massimo comico di destra conosciuto: Lando Buzzanca). Ora tocca anche alla sinistra (che pure di comici di valore ne ha sfornati). Una sinistra che s’indigna, pensate un po’, per la banale metafora del bastone di Frate Tuck. E non del fatto che la Lega di Salvini rischia di vincere a Savona.
Vi saluto. Mi sta venendo da ridere.
Peace & Love.
P.S. Dichiaro pubblicamente di voler bene a Marco Ravera, anche se lui non mi conosce.
 
 
 

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