Politica Savona

Infrastrutture, Pasa (CGIL Savona): “Siamo al punto di non ritorno”

La Cgil Savona con il suo segretario provinciale Andrea Pasa fa il punto sulle infrastrutture: “Siamo arrivati al punto di non ritorno, imprese e politica locale pretendano risposte concrete dalla politica regionale e nazionale per evitare che la Provincia di Savona sprofondi verso la povertà – tuona – Non si accontentino di incontrare il Ministero delle Infrastrutture, peraltro nelle settimane che precedono le elezioni europee come sempre accade quando ci sono di mezzo le campagne elettorali, visto che sono gli stessi che si erano impegnati nel corso del 2023 a definire i progetti, sbloccare le opere e a mettere a terra i cantieri delle infrastrutture strategiche per la provincia di Savona. Come tutti possono vedere la situazione è drammatica, con opere ferme da anni, cantieri e progetti immobili da mesi e manutenzione del territorio completamente assente. Perché la storia recente della nostra Provincia è fatta di impegni sempre disattesi da parte dei diversi Ministeri; quando si parla di crisi industriali dal Ministero del Made in Italy e dal Ministero della Difesa, e dal Ministero delle Infrastrutture appunto quando si parla di infrastrutture strategiche per la Provincia di Savona“.

È necessario mettere in campo una serie di iniziative coraggiose che non si limitino ai soli intenti, ma che diventino realtà per traguardare l’incremento dello sviluppo della provincia di Savona. Abbiamo sentito dire da imprese locali e politica locale che i progetti non devono subire rallentamenti, ci permettiamo di dire che è arrivato il momento di pretendere di più per il territorio savonese: pretendere che i progetti vengano definiti una volta per tutte e messi a terra attraverso cantieri dove impiegare in primis manodopera locale sotto contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative e con l’uso dei protocolli su salute e sicurezza nazionali e locali“.

“Siamo diventati in pochi anni la Regione e soprattutto la Provincia dei commissari, siamo un territorio commissariato: Autorità Portuale, Comune di Vado Ligure, tre commissari alla Piaggio Aerospace, commissari alla Sanac di Vado Ligure, commissario e sub commissario alle Funivie, commissario per il Rigassificatore e da pochi giorni addirittura la stessa Regione Liguria. Eppure la nostra Provincia soffre di un immobilismo mai visto, basta vedere cosa accade su sanità, politiche industriali, sviluppo e appunto in maniera vergognosa sulle infrastrutture: per questo non basta chiedere che i progetti non si fermino, ma serve pretendere che si passi alla fase di effettuazione, perché tempo se ne è già perso troppo, tanto che il nostro territorio ha perso notevolmente competitività e rischia di trascinare verso il punto di non ritorno lavoratori e imprese. In Liguria gli investimenti in grandi e piccole opere infrastrutturali in costruzione o sui blocchi di partenza valgono oltre 16 miliardi di euro; se finalmente fossero sbloccati potrebbero fare aumentare il PIL ligure dell’1,4% per i prossimi 10 anni“.

L’area savonese è collocata strategicamente in una posizione di cerniera fra i collegamenti Italia-Francia-Spagna e la direttrice del Nord-Ovest. Ha storicamente svolto un ruolo non soltanto come punto vitale logistico, ma anche come area produttiva attraverso un’armatura industriale importante. Il tessuto produttivo, seppur fortemente ridimensionato a partire dagli anni ’80, è oggi caratterizzato dalla presenza qualificata e ancora rilevante di filiere strategiche per l’intero Paese e dal comparto del turismo che in provincia di Savona occupa oltre 30 mila persone – seppur con una percentuale troppo alta di lavoro precario, insicuro e talvolta mal pagato. Settori che vedono, accanto a serie difficoltà, forti potenzialità date dagli investimenti di grandi gruppi internazionali, nazionali e locali e dalla presenza di qualificati centri di ricerca e di logistica gestiti anche dal pubblico. In primis il campus universitario che oggi conta migliaia di studenti, decine di start-up ed è soggetto fondamentale per il rilancio e il futuro di questa provincia“.

Un territorio, quello savonese, che chiede a gran voce l’intervento delle istituzioni per affrontare e superare le tante, troppe, criticità infrastrutturali per fare tornare competitiva la nostra provincia. Il nostro territorio, in maniera ancor più accentuata del nostro Paese, non dispone di un patrimonio infrastrutturale adeguato al suo sistema economico, produttivo e sociale. Si tratta di una realtà incontrovertibile che incide negativamente anche sulla qualità della vita dei cittadini: i trasporti, la viabilità, le reti di comunicazione, i sistemi portuali, la raccolta e la valorizzazione dei rifiuti, la manutenzione idrogeologica del territorio sono questi alcuni dei principali settori di sofferenza. La mancanza di congrui investimenti al riguardo rischia di accrescere ulteriormente il gap economico e produttivo con le altre Province italiane, determinando anche un peggioramento delle condizioni sociali delle comunità, soprattutto quelle dell’entroterra. La dotazione infrastrutturale della nostra Provincia, di fatto, non ha subito negli ultimi decenni alcuna modifica sostanziale, risultando oggi pesantemente inadeguata. Una viabilità stradale inadeguata, insufficiente capacità dell’infrastruttura ferroviaria, che per l’industria e la logistica significa essere penalizzati dai costi di trasporto, ma anche l’inadeguatezza delle reti di collegamento al web, oggi determinante nelle decisioni di investimento in questa area”.

Lo ribadiamo per l’ennesima volta, e chiediamo un’alleanza forte agli imprenditori e alle istituzioni locali, per pretendere risposte dalla politica regionale e nazionale, completamente latitanti per quanto riguarda la nostra provincia, per accelerare l’esecuzione di una serie di opere essenziali per l’economia del nostro territorio, continuando a pensare che sia fondamentale l’interessamento e le sinergie su questi temi delle tre regioni del Nord-Ovest Liguria, Lombardia e Piemonte e soprattutto delle tre Province Savona, Alessandria, Torino e Cuneo che potrebbero davvero utilizzare le opportunità del nostro territorio per rilanciare l’intero Nord-Ovest del Paese“.

E’ necessario creare in primis infrastrutture adeguate nelle aree di accesso ai porti di Savona e Vado Ligure; la strada a scorrimento veloce Vado-Quiliano-Savona, il nuovo casello di Bossarino, il completamento delle Aurelie Bis, e il progetto definitivo della bretella Carcare-Predosa che consentirebbe un miglioramento dei collegamenti tra Piemonte e Liguria con importanti benefici per il traffico delle merci e delle persone: opera di supporto attività portuali e logistiche. Alleggerimento del traffico autostradale all’altezza del nodo Savona-Torino e nel tratto più problematico in direzione Ventimiglia Savona-Finale Ligure“.

Data la situazione di stallo sulla riattivazione della linea, risulta indispensabile affrontare l’emergenza con una discussione che preveda l’integrazione dell’attuale trasporto su gomma anche con l’utilizzo delle ferrovie come mezzo di trasporto del carbone, e non solo, dal porto di Savona verso la Val Bormida mettendone in cantiere il potenziamento con un secondo binario lungo la sede già predisposta e mai ultimata, oltre a un nuovo tronco da Ceva ad Altare al fine di evitare il collo di bottiglia oggi esistente (opera di soli 20 km che eliminerebbe le acclività con enormi benefici sui tempi di percorrenza)“, una linea che può essere utilizzata come ulteriore via di inoltro del carbone e di altre rinfuse” al quale sommare “un adeguato potenziamento, con un allungamento dei binari a mare che permetta il carico dei carri ferroviari direttamente sotto il silos e con interventi che richiedono pochi investimenti su Bragno-Cairo Montenotte che consentirebbero il trasporto via ferro verso i parchi della Val Bormida”. “Non comprendiamo il limitato interesse dimostrato finora verso questa soluzione, che consentirebbe di migliorare la viabilità e la sicurezza del capoluogo e della statale del Colle di Cadibona” .

Alle condizioni attuali della linea e con un singolo mezzo di trazione, si possono trasportare anche 600 tonnellate di carbone per viaggio, incrementando proporzionalmente tali volumi in caso di trazione doppia fino ad arrivare a poter trasportare circa 1 milione di tonnellate di merce ogni anno, oltre 30 treni al giorno. La linea in questione, tra l’altro, sarebbe un ulteriore supporto nell’inoltro dei container dalla piattaforma di Vado in costante crescita, visto che ha le potenzialità per far arrivare direttamente le merci ai principali scali di interscambio del Nord Italia e Nord Europa. Un collegamento ferroviario che, con pochi correttivi, potrebbe essere fin da subito operativo, fornendo risposte immediate all’esigenza di mobilità delle merci e passeggeri – quindi con notevole aumento della competitività anche per il settore turistico. Non dimentichiamo infatti la predisposizione già esistente al doppio binario nella tratta iniziale della linea Savona-Altare-San Giuseppe di Cairo e la presenza di stazioni con lunghi binari di stazionamento concepiti ai tempi dei treni di carbone, tali da consentire la realizzazione di lunghi convogli ad alta portata. Linea tra l’altro sottoutilizzata in termini di trasporto viaggiatori, che presenta quindi la possibilità di inserire traffico ferroviario importante nelle tracce orarie libere da treni. Così come è necessario l’adeguamento della breve galleria di Spigno alle sagome ‘high cube’ dei container provenienti dalla piattaforma vadese sulla linea Savona-Alessandria, la posa di poche centinaia di metri di binari, operazione urbanisticamente fattibile, collegherebbe inoltre l’attuale raccordo che porta al parco merci di Alessandria, direttamente con la linea Piacenza-Milano. Riteniamo che l’utilizzo integrato della linea di valico andrebbe quindi valutato in tempi brevi, per consentire un continuo ed efficace inoltro a destino del volume in costante aumento di merci in uscita dai porti di Savona e Vado, a garanzia di una progressiva ulteriore crescita economica di Savona e dell’intera provincia. Sviluppare le infrastrutture deve rappresentare la priorità degli investimenti pubblici, anche per aumentare la produttività del Sistema Paese e diffondere la crescita in tutto il territorio“.

Lo abbiamo detto tante volte, chi decide di investire qui può contare su un ambiente che garantisce, oltre alla vicinanza con il sistema portuale, un ecosistema complessivo di qualità eccellente, una spiccata cultura industriale e di rispetto per l’ambiente, ma servono infrastrutture, e servono oggi. Ciò di cui oggi gli studiosi e gli operatori di sviluppo sono sempre più consapevoli è che il destino delle imprese è legato a quello del loro territorio. Se un luogo ‘fallisce’, falliscono anche le imprese che in quel territorio operano e, viceversa“, conclude PAsa.

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