“Ci presenteremo al prossimo incontro del 13 luglio a Roma assolutamente propositivi; pronti a tutelare i nostri territori e i nostri cittadini, contrari ad ipotesi di grandi dighe, ma anche pronti a condividere soluzioni a minor impatto che possano portare benessere e prospettive di miglioramento alle nostre comunità. Lo affermano i cinque sindaci della Valle Argentina sul tema della costruzione di una diga a Badalucco. “Siamo fortemente contrari a una grande struttura che violenterebbe i nostri territori, i nostri costumi, le nostre abitudini e i nostri paesaggi.
Al contrario, siamo responsabilmente pronti a valutare interventi di minor impatto, capaci di contribuire alla penuria di risorse idriche che in questi ultimi anni abbiamo vissuto. Sia chiaro, non è nostra intenzione perdere risorse economiche così importanti per la valle, ma è fondamentale che ci sia una concertazione fra tutte le istituzioni, compresi noi sindaci, rappresentanti del territorio, per poter dare a queste risorse la miglior destinazione. Non possiamo che essere confortati dalla propositiva attitudine dimostrata dal Viceministro (Rixi, n.d.r). È fondamentale per noi sapere che non c’è nessuna intenzione di calare dall’alto decisioni sul nostro territorio, e che la possibilità di una grande diga a Glori, o in altre zone della Valle Argentina, è un’opzione da non prendere nemmeno in considerazione. Non avremmo accettato ipotesi diverse, noi, insieme ai territori che rappresentiamo. È giusto però prendere atto che tale fraintendimento origina non da nostre incomprensioni, ma dai contenuti del Decreto n. 140/2022 dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale. In maniera impropria, a questo punto possiamo dirlo, il documento citava la grande diga di Glori come infrastruttura da riconsiderare”, dicono i cinque primi cittadini.

“La virtuosa collaborazione tra Istituzioni, Comuni in primis, permetterà di evitare scelte errate e non condivise, e indirizzare al meglio le risorse individuate. Il progetto che si proporrà e pianificherà non dovrà essere una ferita per i territori, ma al contrario un elemento di sviluppo e crescita, condiviso, nel rispetto del nostro ambiente, storia e tradizioni”, concludono.





