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Buon compleanno, Italia: 161 anni fa l’Unità territoriale e politica

“L’Italia è un’entità geografica”. Con queste parole, Metternich il potentissimo cancelliere austriaco protagonista del Congresso di Vienna, definì il nostro paese alla vigilia del nuovo ordinamento che emerse in Europa dopo la Rivoluzione francese e Napoleone. Il sogno dell’Unità d’Italia fu cullato per millenni da intellettuali, scrittori, poeti sicuri che senza un’unità politica e culturale non ci sarebbe stato futuro. La penisola italica è stata per secoli un’espressione composita di tradizioni, lingue, ordinamenti e culture diverse. Machiavelli, nel cap. XXVI del Principe dal titolo chiama a raccolta I Medici esortandoli a unificare l’Italia ma i tempi non erano maturi.  Fu Dante ancor prima di Cavour il vero artefice dell’unità, fu lui a dare dignità alla lingua italiana e a vaticinare una monarchia universale con Roma al centro della rinascita.

Dopo la Seconda guerra di indipendenza e la spedizione dei Mille  l’obiettivo era stato in gran parte raggiunto, con le sole eccezioni del Triveneto e del Lazio per i quali fu necessaria una Terza guerra di indipendenza, nel caso del Veneto nel 1866 contro l’Austria, e la celebre Breccia di Porta Pia per Roma nel 1870 che abbattè il potere temporale dei Papi. Il Risorgimento trovò compimento soltanto nel 1919 quando l’Italia ottenne dai Trattati di Parigi il Trentino Alto Adige e il Friuli, territori dell’Impero Austro-Ungarico che non esisteva più.

Il 18 febbraio 1861 si riunì a Torino, presso Palazzo Carignano, già sede del Parlamento Subalpino, il nuovo Parlamento Nazionale guidato da Vittorio Emanuele II.  Il 17 marzo è diventata festa nazionale nel 1911 in occasione del cinquantenario della ricorrenza.

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