I carabinieri del Comando Provinciale di Savona, coadiuvati dai colleghi territorialmente competenti a Napoli, hanno dato esecuzione ad una misura di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del tribunale di Savona a carico di due cittadini italiani di 55 e 28 anni ritenuti responsabili dei reati di truffa aggravata, estorsione e possesso di documenti d’identità contraffatti. L’indagine ha avuto inizio nell’estate scorsa quando i militari hanno registrato sul territorio una recrudescenza di truffe in danno di persone anziane.

I carabinieri dell’Arma hanno inizialmente svolto accertamenti su due truffe avvenute rispettivamente il 7 giugno a Celle Ligure e il 18 agosto a Borghetto Santo Spirito, episodi avvenuti entrambi con la tecnica delle telefonate da parte di falsi avvocati.
Il modus operandi era quasi sempre il medesimo: nella tarda mattinata le anziane vittime, tutte ultra 80enni, avevano ricevuto sulle utenze fisse una telefonata da parte di una donna, che dopo essersi qualificata come avvocato, aveva comunicato che la propria figlia si era resa responsabile di un investimento di una persona anziana sulle strisce pedonali, riducendola in fin di vita. Sempre la sedicente legale aveva riferito che la figlia era stata arrestata a causa dell’incidente, aggiungendo che rischiava diversi anni di carcere e che per evitare ciò, era necessario pagare una cauzione. Infine, parlando con inflessione napoletana, aveva chiesto alle anziane una somma di denaro, che variava dai 5.000 ai 25.000 euro, da consegnare ai parenti dell’immaginata vittima del sinistro. Soldi che le anziane avevano poi consegnato pochi minuti dopo ad un asserito “incaricato” che si era presentato presso l’abitazione (in quattro casi un presunto “maresciallo dei carabinieri”).
A seguito di tali episodi i Carabinieri di Savona avviavano le indagini del caso, analizzando le testimonianze delle denuncianti, le immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadini e i traffici telefonici delle vittime, scoprendo che in entrambe le circostanze le anziane erano state contattate da utenze mobili site a Napoli, intestate a cittadini stranieri di fatto inesistenti.
Esaminando i dati telefonici dei presunti avvocati, emergevano varie chiamate verso utenze fisse dell’Italia settentrionale, avvalorando l’ipotesi che gli autori dei reati commessi nel savonese fossero responsabili di analoghi episodi sul territorio nazionale.
In particolare, si desumeva la sistematica collaborazione di alcuni soggetti gravitanti nel napoletano che, dopo aver individuato una determinata zona del territorio nazionale, hanno il compito di effettuare telefonate ad utenze fisse di quel luogo alla ricerca della possibile vittima, utilizzando schede telefoniche intestate a prestanome.
Dopo aver individuato la potenziale vittima, che corrisponde ad una persona anziana o comunque fortemente suggestionabile, l’interlocutore (il finto avvocato) introduce un dialogo riuscendo a carpire dati sensibili personali, che vengono sfruttati per indurre nella vittima una falsa rappresentazione della realtà (il grave incidente stradale causato da un familiare), accompagnata dalla minaccia di un grave danno a prossimi congiunti (il carcere) e la necessità di consegnare quanto prima un’ingente somma di denaro o preziosi per evitarlo.
La vittima viene quindi tenuta impegnata al telefono, durante la conversazione telefonica, l’interlocutore avvisa i complici, che si trovano nelle vicinanze, dando precise istruzioni sul luogo dove recarsi, questi ultimi senza introdursi nell’abitazione della vittima, si fanno consegnare il provento del reato allontanandosi immediatamente.
Grazie alle articolate e prolungate indagini dei Carabinieri di Savona, si riusciva ad identificare i due odierni indagati, i quali tra giugno e ottobre scorsi, utilizzando varie autovetture a noleggio, diversi telefoni cellulari intestati a prestanome e documenti d’identità contraffatti, partivano da Napoli per raggiungere varie regioni del nord Italia, in particolare nelle province di Savona, Imperia, Verona, Belluno e Cuneo, dove vi rimanevano per un paio di giorni, il tempo necessario per commettere le truffe e tornare subito dopo nel capoluogo campano.
Nel corso dell’ultima “trasferta” in Piemonte del 18 ottobre scorso, i carabinieri di Savona, coadiuvati dai militari competenti per territorio, sono riusciti a fermare i due napoletani in un albergo di Torino, poco dopo aver truffato una 84enne di Mondovì, arrestandoli e restituendo alla vittima la refurtiva del valore di 10.000 euro, tra denaro in contanti e preziosi.
In totale sono stati contestati sei episodi, tutti con gli stessi modus operanti, imputandogli in due circostanze il reato di truffa aggravata e in quattro il reato di estorsione, oltre ai reati di falso per aver utilizzato sempre documenti d’identità contraffatti, in particolare i reati sono stati commessi due in provincia di Savona e uno ciascuno nelle province di Imperia, Verona, Belluno e l’ultimo in provincia di Cuneo, a seguito del quale erano arrestati e posti ai domiciliari a Napoli, dove ieri il Nucleo Investigativo di Savona gli ha notificato la misura della custodia cautelare in carcere emessa del Tribunale di Savona.
Le imputazioni in quattro episodi dei reati di estorsione, e non truffa, sono dovute in quanto il male o pericolo minacciato era rappresentato come certo da parte dell’autore, e in caso di omesso versamento delle somme richieste le figlie delle vittime avrebbero trascorso un lungo periodo in carcere, in un caso con l’aggiunta dell’asserita radiazione dall’albo professionale della figlia medico e la diffamazione sugli organi di stampa locali, quindi le anziane vittime erano poste nelle ineluttabili alternative di consegnare il denaro o subire il male minacciato.
Le indagini sono ancora in corso per identificare i complici e verificare altri episodi sospetti avvenuti in diverse aree del Centro Nord d’Italia.






