
Andare a fagiolo. Con il significato di soddisfare pienamente, “non si sa con precisione quale sia l’origine dell’espressione. Sono state avanzate alcune ipotesi, tutte prive peraltro di riscontri convincenti. Alla base delle espressioni andare, capitare, cascare, venire a fagiolo, v’è la locuzione preposizionale a fagiolo, che significa ‘a genio’, ‘al momento, al punto giusto, a proposito’. In particolare, l’espressione più comune, andare a fagiolo, è attestata nell’italiano scritto a partire dal secolo XV. Il Tommaseo, nel suo Dizionario della lingua italiana(1861-1879), prova a formulare un’ipotesi interpretativa: «Forse dal dirsi comunemente che ai Fiorentini piacciono molto i fagiuoli»”.

Andare a letto con le galline con il significato di coricarsi molto presto, come molti altri modi di dire deriva dal mondo rurale. Gli allevatori di galline sanno bene che questi uccelli hanno l’abitudine di andare a dormire non appena cala il sole, a prescindere dalla stagione. Analogamente “svegliarsi con le galline” deriva dal fatto che questi uccelli si svegliano con i primi bagliori dell’alba. Per questo motivo si è soliti paragonare chi va a letto o si alza molto presto agli orari di questi animali.

Andare a Roma e non vedere il Papa, con il significato di trascurare le cose importanti, deriva dall’uso dei pellegrini del Medio Evo, che da tutte le parti d’Europa affrontavano lunghi e scomodi viaggi per Roma allo scopo di vedere il Papa.

Avere il Diavolo nell’ampolla, con il significato di persone che senza meriti particolari, riescono a portare a buon fine anche le iniziative più azzardate, allude alle credenze che ritenevano possibile, con arti magiche, imprigionare demoni, geni e spiriti maligni mettendoli in bottiglia, sia per renderli innocui quanto per asservirli ai propri voleri.

Aver la coda di paglia, con il significato di vergognarsi di un difetto o di una colpa commessa, e perciò stare sempre in sospetto che le parole altrui intendano alludervi, la probabile origine dell’espressione risale alla pratica medievale di umiliare gli sconfitti o i condannati attaccando loro una coda di paglia, con la quale dovevano sfilare per la città a rischio che qualcuno gliela incendiasse come gesto di ulteriore scherno. Un’altra possibile origine del detto è riconducibile alla favola di Esopo che narra di come una volpe, persa la coda in una tagliola, la sostituì con una posticcia fatta appunto di paglia. Secondo la favola la coda era così ben fatta che non la si distingueva, quando però il gallo raccontò il segreto di quella coda posticcia, i contadini accesero dei fuochi per fargliela bruciare nell’avvicinarsi per rubare i polli, fu così che la volpe desistette dall’assalto ai pollai.







