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L’isola Gallinara attraverso la storia

La storia dell’isola Gallinara risale all’epoca classica: infatti nei fondali intorno all’isola sono stati ritrovati vari relitti e manufatti, risalenti in alcuni casi al V secolo a.C con anfore Greche e romane. Alcuni reperti sono stati identificati come provenienti dalla zona di Marsiglia, città di fondazione greca,in quanto le navi commerciali di allora transitavano normalmente lungo la costa ligure.

Successivamente l’isola fu rifugio di San Martino di Tours, vescovo di Arles, a seguito della persecuzione eretica ariana, e vide anche la permanenza di Sant’Ilario di Poitiers, anch’egli perseguitato. Si dice che la Gallinara prende il nome da certi volatili marini, in realtà galline selvatiche, che nutrirono con le loro uova San Martino, Sant’Ilario e nei secoli successivi i frati di alcuni conventi della costa. Oggi le galline selvatiche non ci sono più in quanto sono fuggiti dall’isola a causa di un bestemmiatore. Ma sull’isolotto oggi nidifica una delle più grandi colonie di gabbiani reali del mar Ligure. Accanto ai gabbiani, vanno almeno citati il cormorano e il colubro lacertino, un serpente molto raro.

Battezzare le isole con nomi animali, del resto, era un uso romano. Capri, Caprera e Capraia, per esempio, alludono all’esistenza delle capre e Cunicularia era il nome che Plinio aveva dato alla Maddalena, infestata dai conigli. A conforto di questa tesi due grandi scrittori romani di agricoltura, Terenzio Varrone e Lucio Columella citano la nostra isola per ricordare l’esistenza di numerose galline selvatiche da cui la Gallinaria appunto avrebbe preso il nome.

La storia va avanti e l’isola si trova protagonista anche della Seconda Guerra Mondiale. L’isolotto è traforato da due gallerie che si incrociano, come una croce, scavate dai prigionieri durante la guerra che servivano per controllare a 360° il mare e le zone circostanti. Sono alte circa due metri e larghe tre in sezione quadrata piuttosto irregolare. Alle quattro estremità delle gallerie ci sono piazzole di quindici metri per quindici, dalle quali i cannoni semoventi sui binari delle gallerie potevano dominare. Sono rimaste le gallerie e le piazzole ormai coperte dai rovi, il resto è stato smantellato e raccolto presso l’Arsenale di La Spezia. A causa dei molti ordigni bellici inesplosi rinvenuti sul fondale ed un relitto risalente al XVIII secolo, l’attività subacquea presso l’isola è rimasta proibita per molto tempo.

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