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Festival di Sanremo, alcune riflessioni dopo la finale

Arenzano. La serata finale del Festival di Sanremo, che ha incoronato vincitore Mahmood, è stata seguita in media su Rai1 da 10 milioni 622 mila telespettatori con il 56.5%. Nel 2018 la finale del primo festival diretto da Claudio Baglioni aveva raccolto una media di 12 milioni 125 mila telespettatori pari al 58.3% di share. Fin qui i numeri. A quasi ventiquattr’ore dal termine della kermesse e con qualche ora di sonno in più è possibile tracciare un bilancio e offrire qualche spunto di discussione.
La prima riflessione è che si deve abbandonare il cliché della bella musica italiana, del testo che ti prende, della melodia che ti sconvolge. La canzone “sanremese” con le rime cuore-amore con le parole che cantano lo struggimento per l’abbandono dell’amata o dell’amato di turno, esiste ed esisterà sempre ma faticherà sempre di più ad imporsi. E’ la musica che segue la società, non il contrario. E la società di oggi ha le caratteristiche del meticciato della sovrapposizione di lingue, culture, dialetti e racconta di povertà, disagio, marginalità, di rapporti genitori-figli quasi sempre conflittuali. Il pezzo della Bertè è stato tra i migliori in assoluto, il più “sanremese” possibile, negli anni ’90 una canzone così avrebbe stracciato tutti, nel 2019 invece arriva a malapena quarta.
Baglioni da questo punto di vista ha lavorato molto bene, interpretando e cogliendo gli umori della società, tradotti in una ricerca e una scelta di storie vincenti, in questo senso è stato davvero un “dirottatore” verso nuovi approdi. Ma va anche ribadito che il Festival non decide le sorti di niente e nessuno e forse neppure rappresenta il meglio della canzone italiana. È un torneo, quasi una riffa. La fortuna di un pezzo o dell’altro la faranno le radio come sempre. Saranno esse a decidere chi ha veramente vinto il Festival e qui la canzone vincitrice di Mahmoud forse sconterà il lato debole della mancanza di elementi che gli consentano di diventare un tormentone come fu lo scorso anno per la canzone de Lo Stato Sociale o per Gabbani l’anno precedente. 

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