Una stagione segnata dai rinnovati e reiterati attacchi alla legge nazionale 157/1992 e, come tristemente accade ogni anno, dalle vittime umane e animali. «In questi mesi – spiega Andrea Brutti, dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa – alcuni esponenti di governo, nell’affannosa e parossistica ricerca del consenso elettorale, hanno portato avanti un chiaro disegno politico teso a smantellare la legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica».
L’ultimo tentativo, andato a vuoto, risale al decreto “Semplificazioni” dove Lega prima e Forza Italia poi hanno cercato di ribaltare la normativa. Dalla caccia in deroga a specie non cacciabili alla cattura degli uccelli da imprigionare e sfruttare come richiami vivi, dalla cancellazione dei pareri dell’ISPRA all’introduzione della figura del cacciatore/selecontrollore, estranea alla legge nazionale ma utilizzata dalle regioni per consentire alle doppiette di sparare tutto l’anno, nonostante 5 sentenze di incostituzionalità, queste norme – se approvate – avrebbero creato un vero scenario di Far West venatorio.
Da aggiungere poi i tentativi di aprire alle uccisioni di specie particolarmente protette – lupi e orsi – come fanno chiaramente intendere dichiarazioni del ministro Centinaio e di altri esponenti leghisti, in merito ad avere mano libera su questi animali.
“Intanto, mentre la politica perde tempo con queste forzature, il più delle volte destinate a fallire anche per la forte opposizione dell’opinione pubblica, di caccia si continua a morire. Perché, per alcuni il vero problema non è quello di garantire l’incolumità e la sicurezza pubblica dalle doppiette – al 31 dicembre 2018, l’Associazione Vittime della Caccia ha censito 16 morti e 49 feriti – salvando vite umane e animali, ma di concedere una vera deregulation”.







