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Cinema e ciclismo

Il cinema racconta storie. Anche di ciclismo. Nel primo film della Storia del Cinema, La sortie de l’usine Lumière del 1895 diretto dai fratelli Lumiére viene raccontat l’uscita di uomini e donne dalle fabbriche al termine di una giornata di lavoro. Tra questi, qualcuno è ripreso in sella ad una bicicletta: è la prima bici in scena della storia della settima arte. Se per noi e nei paesi più sviluppati della Terra la bici è concepita come un banale mezzo di locomozione o strumento sportivo,nei paesi meno ricchi  la bicicletta è ancora strumento di salvezza.

Nella cinematografia italiana del Dopoguerra, il ruolo della bicicletta è statal’ interprete dei tempi mantenendo inalterata la sua funzione di unità.

In sella a biciclette ritroviamo tutte le categorie di italiani. Immancabile compagna di Fernandel e Gino Cervi nell’intero ciclo di Don Camillo, si ritrova in Bellezze in bicicletta, del 1951; Pane, amore e fantasia, del 1953; Amarcord,1973. Una citazione a parte va fatta per il capolavoro che più di tutti ha celebrato il mezzo a due ruote come simbolo della rinascita italiana: Ladri di Biciclette, del 1948 firmato da Vittorio De Sica. Non va dimenticato neppure Totò al Giro d’Italia del 1948, in cui parteciparono atleti del calibro di Tazio Nuvolari, Fausto Coppi, Gino Bartali e Fiorenzo Magni.

In epoche più recenti va ricordato il capolavoro di Massimo Troisi, Il postino, film del 1994, in cui la bicicletta è il mezzo centrale grazie al quale Massimo Troisi (Mario nel film) recapitva la posta e tutte le undici serie di Don Matteo, nelle quali Terence Hill risolve i casi spostandosi sulla sua bicicletta nelle strette vie di Gubbio prima e Spoleto poi.

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